RACCOLTA
DI TESTIMONIANZE DI GIOVANI
DEL “SERVIZIO CONFESSIONI”

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Ci sono stati momenti in cui vedevo entrare in via dei Cerchi non persone, ma anime. Vedevo decine, centinaia di anime amabili, bisognose e desiderose di amore. Credo sia stato un regalo del Padre, un regalo di trascendenza, dove gli occhi riuscivano a cogliere l’essenziale, riuscivano a cogliere ciò che spesso gli è invisibile. Sono molte le persone da cui nei tre giorni al Circo Massimo ho ricevuto tanto in accoglienza e semplicità. Tra i momenti più belli ne ricordo molti legati al ringraziamento davanti alla Croce. Un primo tratto, comune a molti, è stato quello di una sicura e sincera percezione che non era quello che dicevamo che faceva breccia nei cuori, ma la grazia di Dio che circolava con abbondanza. Eccoci a ricordare qualcosa di incredibile nell’ordinarietà della vita quotidiana. Prima che succedesse tutto questo non mi sarei mai immaginato di vivere un’esperienza cosi forte e vera dell’intervento di Dio. Ho avuto tante incertezze; poi, alla fine, le parole mi venivano spontanee, come se qualcuno me le suggerisse. Di una cosa sono sicura: lì vicino a me, vicino a noi c’era il Signore. A Roma ho potuto sperimentare ancora una volta l'amore che il Signore ha per ognuno di noi e penso che il servizio che abbiamo svolto sia stato più di ogni altra cosa un grande dono: è Lui che ha voluto che fossimo là e che provassimo quella gioia. Quest'esperienza deve lasciarci tanta speranza: i giovani, nonostante tutto, sanno e vogliono ancora porsi delle grandi domande. Anche nell'inquietudine o nel rifiuto avvertono oscuramente che c'è Chi può dare un senso alla loro vita e ne tradiscono una profonda nostalgia. È stata una esperienza che mi è servita moltissimo, anche perché ho capito quanto sia importante questo sacramento che, prima, per me era uno dei meno importanti. Invece adesso ho capito molto. Credo che, prima di tutto, quella che abbiamo vissuto non sia stata solo una esperienza tra le altre. Da parte mia, personalmente, penso che sia stata prima di tutto una adesione, una adesione di fede. Anch’io, al Circo Massimo, ho svolto le preparazioni e devo dire che il primo giorno ero proprio spaventatissimo. Avevo una paura atroce dell’andare a preparare qualcuno. Al Circo Massimo, io ho fatto il volontario del servizio di logistica, per cui non sono stato proprio a stretto contatto con i penitenti. Però, anche in qualità praticamente di “galoppino” dei preti mi sono sentito importante, perché sono stato parte di un bellissimo disegno. Come capo equipe dei preparatori ho avuto l’occasione di osservare un pochino tutti i miei amici. È stato bellissimo vederli all’opera, vederli raccolti in mezzo ai gruppi, e vedere magari gente che conosco come persone un pochino timide, aprirsi e compiere vere e proprie meraviglie, capaci di una accoglienza di cuore totale e completa. Durante i giorni delle Confessioni, io mi occupavo della ristorazione per i sacerdoti; quindi ho avuto modo di parlare con loro un po’ più degli altri miei amici. Anche io ho partecipato al servizio confessioni come preparatore dei giovani alla confessione, e per me è stata una esperienza veramente bellissima perché mi sono sentita onorata, privilegiata di poter far parte di una relazione tanto delicata e tanto riservata come poteva essere la relazione di ciascuno dei ragazzi con il Signore. Io non ero nel servizio confessioni, ma ero un volontario ufficiale della GMG. Come tale dovevo fare servizio d’ordine su quel fatidico muretto che c’era tra il Circo Massimo e i gazebo delle confessioni. Durante i tre giorni delle confessioni al Circo Massimo, io ho fatto lo “spartitraffico” dei giovani. Mi sono subito reso conto - e di questo sono convintissimo - di non avere detto a nessuno delle cose straordinarie; ero certissimo, mentre parlavo, di non avere né una faccia speciale, né un tono suadente, ma mi sono reso conto di essere uno strumento. Per me l’esperienza del Circo Massimo è stata la cosa più bella che abbia mai fatto, perché mi sono proprio sentita vicino al Signore come non mi ero mai sentita. La cosa che mi ha veramente colpito, e che io ho sentito un sacco, è che proprio perché il Signore ha voluto farci suoi mezzi, suoi strumenti, … probabilmente chi è venuto da me era stato proprio chiamato a incontrare me. Penso che la cosa più bella è che l’esperienza di Roma non è finita, perché ci ha proprio cambiato; e penso che se riusciremo a tenerla viva nei nostri cuori potrà continuare, penso per sempre. Ripensando ai giorni vissuti a Roma al Circo Massimo, la prima cosa che mi viene in mente è l’esperienza di essermi fatto preparare da uno dei miei amici. Io mi sono sentito dire da una ragazza: “Io sono qui per te. Per me, in questo momento, tu sei tutto”. Mi ritornano in mente tante immagini che il Signore mi ha dato la grazia di vedere nei giorni delle confessioni al Circo Massimo, anche se anch’io, come tanti altri, sono scappato un po’ i primi momenti, proprio per il timore del compito grande che il Signore ci ha affidato.
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