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CELEBRAZIONE
DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE AL CIRCO MASSIMO |
16-17-18 Agosto 2000
I giovani “penitenti”che lo desiderano vengono accolti e preparati alla celebrazione del Sacramento da volontari.
I testi della liturgia della Parola, utilizzati per l’Eucaristia celebrata nel Circo Massimo (Rm 12, 1-2.9-18; Mc 10,17-22), vengono letti e commentati sotto forma di esame di coscienza.
Nel brano del giovane ricco anche tu sei invitato a riconoscerti. Il desiderio di felicità e l’epilogo di questo episodio ti costringono a una verifica di fronte a Gesù. Lui oggi si intrattiene con te. Ti ama (cf Lc 24,29).
Non sei di fronte ad un estraneo, poiché in lui e per mezzo di lui sei stato voluto, creato, amato (cf Ef 1,3-14). In qualunque situazione ti trovi, guardandoti negli occhi Gesù ti dice il suo amore. Non sei stato tu a cercarlo per primo, ma lui ha scelto te (cf 1Gv 4,10; Gv 15,16-17).
L’episodio apre a molti spunti di riflessione e ti aiuta a cogliere la tua situazione esistenziale.
In quale di queste situazioni ti riconosci attualmente?
1. “Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?”
Gesù mi manifesta il tuo volto, o Dio (Gv 14,9), mi mostra che mi sei amico, mi sei Padre. La sua parola, a volte forte e tagliente (cf Gv 6,60; Eb 4,12), vuole restituirmi in pieno la dignità che ho perduta. Infatti, non mi giova la considerazione che “sono solo un uomo”, che “non sono perfetto”, che “fanno tutti così”.
“Cosa devo fare per avere la vita eterna?”.
Qualche volta ci penso, spesso in momenti di depressione. Ci sono momenti in cui desidero persino morire, ma solo per fuggire dalle difficoltà. Forse sono stato tentato di affidarmi a pensieri e azioni senza senso, a idoli vecchi e nuovi, a facili e comode scappatoie, ma so benissimo quali sono state le conseguenze. Non ho trovato altre sicurezze; forse solo paure più grandi.
Ho cercato, ma non vedo facili soluzioni. Temo di dovermi arrendere a te. Intuisco che il mio cuore resta agitato finché non riposa in te.
Nessuna cosa, nessuna persona può riempirlo tutto. E non posso amare nessuno nella verità profonda e nella libertà (cf Rm 12,9), se il mio cuore non sa di essere amato. Tu che sei più grande del mio cuore, sei infinitamente più grande anche della mia debolezza.
Il mio peccato non mi impedisce di riconoscerti, anzi diventa l’occasione per sperimentare la tua grandezza soprattutto nella gioia del perdono; non lo merito, e proprio per questo mi lego a te in una vera gratitudine.
2. “Conosci i Comandamenti?”
È vero che oggi non si capisce più cosa sia veramente essenziale. Ci sono tante posizioni, tante opinioni, tanti precetti. Anche nella Chiesa trovo a volte pareri differenti che rischiano di confondermi. O forse mi sto solo giustificando. Forse non conosco abbastanza quello che i Comandamenti mi chiedono.
Capisco che c’è qualcosa in me che non va, ma non ho ancora fatto la fatica di cercare. Quello che mi hanno insegnato da bambino andava bene allora, ma oggi non mi basta più. Nella Legge di Dio posso trovare ricchezze insospettate di sapienza per vivere una vita pienamente umana (cf Sal 1), ma sento che lì è racchiuso un tesoro ancor più grande, che apre la mia fragilità su un orizzonte eterno e misterioso: l’orizzonte di una vita divina. Perché Gesù fa riferimento al Decalogo di Mosè? È ancora valido anche per noi (cf Mt 15,17-19)?
So che l’antica alleanza ha trovato il suo compimento nella nuova ed eterna amicizia (cf Gv 15,25) che il Padre ha stabilito con noi nel Figlio. Ma la via che Dio ha usato per preparare l’umanità è la stessa che conduce anche me alla pienezza dell’incontro con Gesù.
Se lo voglio conoscere, il mio cuore deve essere rispettoso e casto, onesto e sincero, retto e riconoscente verso chi mi ha fatto del bene (cf Mc 10,19), e questi atteggiamenti si devono tradurre in parole e in opere concrete (cf Gc 2,4-26). D’accordo, ci vuole impegno e coraggio per essere così, ma senza fatica non imparerò mai a voler bene e forse sarà sempre più difficile volermi bene. Solo se qualcuno mi prende per quello che sono, diventerò anch’io capace di amare. È per questo che ho assolutamente bisogno di te, Dio, mio Padre.
3. “Queste cose le ho sempre osservate. Cosa mi manca ancora?”
È vero! Non sono soddisfatto di una pratica soltanto esteriore e formale. Vivere alla giornata significa essere preda di umori e stati d’animo instabili, senza uno scopo per cui valga la pena impegnarsi. E forse è più faticoso lottare per una piccola cosa senza senso che dare tutto per ciò che vale molto. L’ho sperimentato quando mi sono innamorato di qualcuno: non mi fa più paura nulla! Il cuore diventa libero e leggero, felice e sereno, e mi sento capace di lasciare le cose a cui spesso mi attacco (cf Sal 61,11). Tu, donandoci il tuo Figlio, hai riscattato davvero ogni situazione.
È facile non temere quando tutto va bene, ma espone al rischio di perdere serenità e motivazione quando le cose volgono diversamente.
Anche le difficoltà servono a rendere forte e sicura la mia fiducia (cf 2Cor 1,3-7), e tu, Padre, sai di che cosa abbiamo bisogno.
Le Beatitudini (cf Mt 5,3-11) mi spaventano, ma nei momenti difficili sono la più grande consolazione.
Beati i poveri in spirito in un mondo che cerca disperatamente il benessere; coloro che conservano un cuore mite ed umile che non cerca con superbia i primi posti (cf Mt 23,6); gli incompresi e i perseguitati per il loro impegno per la giustizia; i puri di cuore di fronte ad una valanga di malizia e superficialità che avvelena anche i legami più saldi; gli operatori di pace che non si scoraggiano per le difficoltà di una impresa gigantesca. È questa la legge evangelica vissuta e predicata da Gesù.
Non è difficile riconoscere nei suoi amici persone accanto alle quali si sta volentieri. È bello stare vicino a chi ha un cuore buono e forte. È forse per questo che riesco a malapena a sopportarmi e non mi piaccio quando sono così, quando prevalgono capricci e paure, quando chiudo il mio cuore in un freddo ed egoistico calcolo.
4. “Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri ed avrai un tesoro nei cieli”
È il passo più difficile! Come mi puoi chiedere tutto? Mi hai dato i beni per poi togliermeli? Sei forse invidioso se sono felice? L’alternativa al sospetto è la fiducia.
Anche Pietro, l’amico di Gesù generoso ed impulsivo, fedelissimo e fragile, confidando solo sulla sua parola ha gettato le reti (cf Lc 5,5) dopo aver faticato invano tutta la notte, e le ha ritirate piene di pesci.
Effettivamente ho provato anch’io l’esperienza di un vuoto non colmato dal possesso di tante cose. A che serve guadagnare il mondo intero se poi perdo l’anima (cf Mc 8,36), e cioè il cuore, il motivo vero per cui ogni cosa mi è data? Non è tanto importante quanto possiedo, ma come lo utilizzo. I miei doni, che sono i miei beni, possono guadagnarmi tanti amici (Lc 16,9). Avere amici veri è un tesoro impagabile, una vera sicurezza. Forse, l’unica vera certezza di non mancare di nulla mi viene dall’aver donato. E con gioia. So che anche Tu ami chi dona con gioia (cf 2Cor 9,7).
5. “Vieni e seguimi”
La vita non è un eterno ritorno. Il tuo passaggio mi provoca ad una risposta definitiva e fiduciosa.
Tu hai un progetto di amore per me. Non sono io ad importi le mie decisioni, né tu mi imponi le tue. Ma quando passi, chiami anche me ad una risposta. Come hai fatto con Maria. Ha lasciato i suoi progetti per i tuoi, e in lei hai compiuto prodigi (cf Lc 1,48-49).
Per questo ti chiedo perdono se non è sempre stato così.
Se ho dato e poi mi sono ripreso indietro con propositi e promesse non mantenute, con affermazioni a cui non sono seguite le decisioni, con un servizio fatto solo per dovere, con slanci di generosità seguiti da un mediocre impegno. Tu chiedi molto, chiedi tutto e, sebbene usi pazienza, non tolleri l’ipocrisia (cf Ap 3,15-16; Mt 22,18; Mt 24,51).
Prova a esaminarti
Confrontandomi con il giovane del Vangelo, mi chiedo:
· Io chi cerco? Che cosa cerco? Realmente cerco?
Di fronte allo sguardo d’amore di Gesù, mi domando:
· Lascio che il suo amore cambi la mia vita?
· Qual è il posto di Dio nella mia vita?
· Ringrazio il Signore per ciò che mi ha donato?
· Sono capace di impegnarmi alla sequela di Cristo?
· Cerco del tempo per incontrarlo, pregarlo e ascoltarlo?
· L’Eucaristia è per me l’incontro che Cristo mi propone?
· Ho veramente il coraggio di rispondere alle chiamate di Dio?
· C’ è una chiamata di Dio alla quale potrei rispondere?
Di fronte alla proposta di seguire Gesù, mi domando:
E ora tocca a te: “Fissatolo lo amò…”
A questo punto ho due possibilità: o arrendermi al tuo amore di Padre e farmi abbracciare (cf Lc 15,20) o andarmene triste e più solo (cf Mc 10,22). Donami Signore la gioia di lasciarmi riconciliare con te (cf Gv 15,11). Voglio affidare a Maria i miei passi nell’umiltà e nella semplicità del cuore. È per questo che ti è stata tanto gradita la sua vita. L’incontro con la misericordia di Dio ha un valore grande anche per chi mi è vicino, perché la novità di vita che mi è donata è un motivo di gioia non solo per Dio. Il Padre chiama tutti i suoi amici del cielo a far festa per ogni figlio che ritorna a lui. Anche la Chiesa è nella gioia per me e con me. Dice grazie a Dio e grazie anche a me per questa festa.
Che impegno concreto verificabile e misurabile voglio prendere? Dopo il Sacramento della Riconciliazione provo a scrivere il mio impegno, così che resti per sempre.