
"L'incontro più bello ed essenziale: la Riconciliazione con Gesù", articolo a cura di don Luca Ferrari, responsabile di Giovani & Riconciliazione e pubblicato sul quotidiano cattolico di opinione La Bussola Quotidiana.
Negli occhi di tutti coloro che erano presenti alla grande veglia di Tor Vergata nella GMG di Roma ho colto un fremito di gioia e partecipazione quando un giovane, eludendo ogni ostacolo, si è buttato tra le braccia di Giovanni Paolo II.
In quel giovane ognuno si è riconosciuto: “Il papa mi ascolta e mi conforta. Il Signore mi cerca attraverso di lui!”. Le parole del Santo Padre avevano fatto breccia e i giovani si sono sentiti accolti ad uno ad uno, fin dal principio. Già il 15 Agosto, salutando in Piazza S. Pietro i giovani di tutto il mondo all’inizio del loro giubileo, li aveva incoraggiati con un messaggio molto toccante: “Non pensate mai di essere ai Suoi occhi degli sconosciuti, come numeri di una folla anonima. Ognuno di voi è prezioso per Cristo, è conosciuto personalmente, è amato teneramente, anche quando non se ne rende conto” (Giovanni Paolo II, Giornata mondiale della Gioventù 2000, Discorso durante la cerimonia di accoglienza, Piazza San Pietro - 15 agosto 2000, n.5). Questo intervento echeggiava il “Fissatolo lo amò” al culmine dell’incontro di Gesù con il giovane ricco , scelto per offrire sinteticamente la proposta della Riconciliazione, ed ha confermato fortemente noi che avevamo progettato e operato a favore del “Servizio Confessioni”. Uno degli intenti primari che ci eravamo prefissi, infatti, era quello di non far mancare, all’interno della grande festa giubilare, l’occasione di un dialogo personale con l’amore di Cristo, per poter celebrare nella verità la gioia della comunione.
Oggi, dopo undici anni, Benedetto XVI offre in dono ai giovani l’esperienza più bella e necessaria: desidera personalmente incontrarli a Madrid nel sacramento della Riconciliazione.
Il cuore dei giovani è aperto su un orizzonte smarginato: il papa lo sa. Ed è per questo che ad ogni appuntamento è proprio il contatto con i ragazzi a restituirgli gioia ed energie insospettate.
Eppure, la mancanza di futuro appare la principale povertà dei paesi occidentali e tocca in modo particolare i giovani: tutti riconoscono questa evidenza. Ma quali sono le cause? Molteplici, indubbiamente, ma interconnesse da rapporti reciproci di causa ed effetto. Tra gli aspetti più rilevanti del problema possiamo indicare l’inesperienza del perdono chiesto e ricevuto. Ciò che toglie la gioia ed il futuro ai giovani non è tanto il peccato quanto l’incapacità di chiedere e ricevere il perdono.
La società politica ed economica è percepita dai giovani come lontana ed insensibile, segnata da una certa stanchezza e ferita dal tradimento. La Chiesa nondimeno. Cosa possiamo fare di fronte a questa situazione di evidente distacco?
Solo chi ha la gioia di vedersi personalmente ascoltato, cercato ed amato può sperimentare un autentico coinvolgimento anche nella vita di fede.
Di più: l’esperienza del perdono suppone sempre una nuova vicinanza. Penso anche alle persone che hanno compiuto in modo inconsapevole e crudele, oppure soltanto superficiale, un delitto: non possono essere perdonate se, in qualche modo, chi è stato offeso non si fa vicino. Non si perdona se non chi diventa vicino e non è vicino se non chi si è disposti a perdonare autenticamente.
Penso a ciò che in troppi hanno sperimentato fin dalla loro famiglia: se hai sbagliato è tutto finito! E tale atteggiamento diventa persino preventivo. “Non ti scelgo: stiamo insieme finché uno non sbaglia o non si stanca di perdonare.”
L’abbandono diffuso della Confessione ha rappresentato una grave perdita di appartenenza e di coscienza, di evangelizzazione della realtà umana, personale e comunitaria.
Se di fronte agli abusi e ai disordini diffusi ci limitiamo ad alimentare un clima di giudizio e di sospettosa prudenza, non contribuiamo a manifestare davvero il volto di Dio che desidera risplendere nel volto umano della Chiesa. E si finisce per precipitare nella paura, incappando nello stesso giudizio: “con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi vi sarà dato di più” (Mc 4,24); “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6, 12)
Ecco perché la scelta di Benedetto XVI di offrirsi come confessore a Madrid non mancherà di portare frutti abbondanti di incoraggiamento per giovani e sacerdoti.
La sua testimonianza contribuirà a rendere paterno e materno il volto della Chiesa come vera famiglia di Dio. I giovani sono molto disponibili quando vengono accolti personalmente e da loro ci si può aspettare davvero una risposta grande come il loro cuore. Da tale slancio ed entusiasmo gli stessi sacerdoti vengono confermati nella propria vocazione ed incoraggiati a sempre maggior fiducia nel prezioso dono ricevuto e generosità nell’amministrarlo.
Proprio come fu a partire dall’esperienza della GMG di Roma. È stato lo stesso Benedetto XVI a ricordare a distanza di dieci anni “l’immagine delle lunghe file di giovani che attendevano di confessarsi nel Circo Massimo e che hanno ridato a molti sacerdoti la fiducia nel sacramento della Penitenza” (ai vescovi del Brasile, 24 Settembre 2010).
Una cosa ancora: il compito della riconciliazione non è affidato esclusivamente ai sacerdoti. Essi rappresentano il volto di Dio e della Chiesa. Mi pare però che non si possa esaurire così l’esperienza della Chiesa, sia pure attraverso l’incontro con un santo prete. Penso all’epilogo della parabola dei due fratelli: senza il fratello maggiore il ritorno del “prodigo” a casa non è ancora pienamente festa di famiglia.
La proposta della GMG di Roma ha incontrato uno straordinario favore proprio perché ha coinvolto nella gioia della riconciliazione tutte le espressioni della Chiesa, a partire dai giovani per i giovani.
Sono convinto che i ragazzi torneranno all’esperienza piena della riconciliazione. Nel presente e nella prassi sacramentale del recente passato si è perso qualcosa di importante che va coraggiosamente riproposto nella sua verità (cfr. Novo Millennio Ineunte, n. 37). Non sono coinvolti soltanto il peccatore ed il sacerdote: è tutta la Chiesa a far festa con il Padre per ogni figlio atteso, cercato, amato che ritorna nella piena comunione. Se la riconciliazione si riducesse ad un fatto “privato” sarebbe una contraddizione dei termini. Questa dimensione è chiarissima nelle parabole della misericordia e la partecipazione dei fratelli è necessaria per iniziare una vita veramente nuova. È Gesù che lo insegna attraverso l’incontro con la donna adultera: “Neanch’io ti condanno”. Ed aggiunge: “Va’ e non peccare più”. È possibile, con il suo aiuto e con quello dei fratelli.