INTRODUZIONE

Giovani e Riconciliazione: un binomio indubbiamente non scontato, sul quale tanti si sono ritrovati a riflettere, nel tentativo di rendere sempre più visibile ed accessibile alle nuove generazioni il dono straordinario della riconciliazione, affidato da Cristo alla Chiesa come sacramento pasquale.

È capitato molte volte anche a me di interrogarmi su cosa riuscisse a toccare i cuori dei giovani, quando, soprattutto alla conclusione di corsi di esercizi spirituali o di giornate di ritiro, ho visto la gioia fino alle lacrime di chi, dopo un serio cammino di conversione, ritrovava la piena comunione con Dio. Ed il medesimo interrogativo si è fatto pressante dopo la Giornata mondiale della Gioventù  dell’anno giubilare, in cui una folla sterminata di giovani, accostandosi con sincera ed intensa commozione al sacramento della riconciliazione, ha dimostrato di potere ancora stupire con una genuina ricerca di Dio [1] .

Accolgo quindi volentieri l’invito, che da più parti mi è stato rivolto, a condividere la memoria viva del dono che ho ricevuto come responsabile del “Servizio Confessioni” alla Giornata mondiale della Gioventù di Roma, dove ho toccato con mano una grazia che ha offerto tanti motivi di speranza. Amo pensare che le interminabili file di giovani che desideravano il perdono di Dio e degli uomini, non siano che il segno di una sete quotidiana e universale di tanti uomini e donne, giovani e famiglie, a cui la Chiesa è chiamata a rispondere con amore.

Dopo la Festa del Perdono al Circo Massimo, non riesco a non pensare che tutta la comunità cristiana, in quanto oggetto di riconciliazione, sia chiamata, nel suo insieme e in ogni singolo credente, ad invitare, accogliere ed accompagnare chi necessita della misericordia che rinnova, facendo sentire la propria partecipazione e la propria gioia per una comunione ritrovata: ogni uomo o donna che sinceramente cerca la pace dovrebbe poter trovare nella comunità cristiana l’espressione viva del perdono dato da Dio all’uomo per l’uomo. Ed in effetti la logica dell’Incarnazione, celebrata nell’anno del Grande Giubileo, richiede che la verità del volto del Padre sia visibile nel battezzato, che vive nel dono dello Spirito la vita del Figlio.

Da parte mia, sono testimone di come non manchino, soprattutto tra i giovani, i segni di una umanità nuova, liberata, capace di mostrare come la forza della misericordia di Dio possa informare e trasformare la nostra storia. La gioia di quella esperienza giubilare, infatti, si è prolungata in numerose celebrazioni, vissute in varie parti d’Italia dopo la Giornata mondiale della Gioventù, con la collaborazione di tanti giovani che, a partire da quell’evento, hanno dilatato il loro cuore ed hanno accolto con coraggio l’invito a non lasciar cadere il dono ricevuto.

È con il loro aiuto che ho pensato di collegare questa pubblicazione con un sito Web [2] che, oltre a raccogliere le numerosissime testimonianze pervenuteci negli ultimi mesi e la documentazione utile per la pastorale della riconciliazione (a partire dai testi ufficiali utilizzati al Circo Massimo), credo possa essere l’ambiente ideale per continuare a riflettere su questo sacramento con giovani e sacerdoti, in un dialogo aperto che, fino ad ora, mi ha dato tante conferme della fecondità dello Spirito e che mi sembra prezioso per poter estendere la cultura della speranza e della pace, nella verità. Attraverso questo sito, verranno messi a disposizione vari esempi di preparazione alla confessione, forniti da chi li ha sperimentati personalmente; e tanti giovani saranno disponibili a comunicare in rete con quanti desiderano approfondire questa esperienza, che appartiene ormai alla quotidianità della loro vita sacramentale.

Mi piace pensare perciò che questo libro, che rappresenta una sintesi e - mi auguro - una provocazione, non costituisca che un capitolo di un dialogo fecondo.

Il testo che segue è suddiviso logicamente in due sezioni, diverse per contenuti, per stile e per finalità: la prima (La storia di un evento) contiene il racconto delle esperienze fondamentali vissute al Circo Massimo durante i tre giorni della XV Giornata mondiale della Gioventù dedicati alla celebrazione della Riconciliazione (16-17-18 agosto 2000) e durante l’anno in cui questo evento è stato pensato, preparato ed atteso; nella seconda (Riflessioni e prospettive) vengono invece presentate alcune riflessioni di natura teologica e pastorale, suscitate dalla adesione entusiastica e dalla ampia rilevanza di cui è stata oggetto la medesima celebrazione, nonché dalle esperienze in atto per riportarne i frutti in un contesto ordinario di vita di fede.

Il racconto contenuto nella prima sezione, presentato “in forma romanzata”, in modo retrospettivo, a partire dalla serata in cui si è conclusa la celebrazione, penso possa essere utile per rivivere momenti che si sono impressi in modo indelebile nel cuore di chi vi ha partecipato (come giovani pellegrini, come volontari o come confessori) e per comprendere le idee-guida, le scelte e le considerazioni che hanno condotto all’evento così come si è svolto [3] . Ed anche se la grande celebrazione giubilare al Circo Massimo può risultare forse un po’ lontana nel tempo, sono convinto che la rivisitazione della sua portata e del suo significato possano essere oggi, nel momento di una riflessione ormai matura e ponderata, quanto mai utili per ricavarne considerazioni e proposte riguardo al quarto sacramento, che contribuiscano a far riscoprire a tanti giovani (e non solo!) questo tesoro prezioso, troppo spesso dimenticato [4] .

Per quanto mi riguarda, l’analisi e la riflessione approfondita su ciò che il Signore mi ha donato di vivere da testimone privilegiato mi hanno convinto che quell’avvenimento, quasi inconsapevolmente, ci ha portato alla genuina riscoperta di alcuni aspetti del sacramento che, benché conosciuti ed universalmente accettati, non trovano sufficiente spazio ed evidenza nella prassi pastorale delle nostre comunità. Tra questi, spicca senza dubbio la coesistenza e la inscindibilità, all’interno della riconciliazione sacramentale, di una profonda dimensione personale e di una irrinunciabile dimensione comunitaria: nella seconda sezione, questo argomento è affrontato a partire da un veloce excursus biblico e magisteriale, arrivando ad evidenziare nella presenza di figure di accompagnamento al sacramento (che potrebbero essere identificate come “ministri ausiliari della Riconciliazione” [5] , con un ruolo simile a quello svolto, al Circo Massimo, dai giovani volontari del “Servizio Confessioni”) una possibile risposta alla necessità di valorizzare entrambe queste dimensioni, rendendo tangibile la gioia di tutta la Chiesa per ogni singola conversione.

E al Circo Massimo, così come nella mia esperienza quotidiana in mezzo ai giovani, ho notato quanto sia importante mettere in rilievo proprio l’aspetto “gioioso e festoso” di questo sacramento, ristabilendo una prospettiva di solito erroneamente ribaltata: spesso si vive con euforia la tragedia del peccato e con tristezza e pesantezza il perdono e la riconciliazione, mentre dovrebbe essere evidente che la misericordia del Padre apre alla gioia di una vita rinnovata, che l’allontanamento da Lui aveva profondamente dilaniato ed isolato.

Nel capitolo dedicato alla “Riconciliazione come pienezza di vita” ho cercato di approfondire i fondamenti teologici di questa prospettiva, proponendo una interpretazione dell’esperienza del Circo Massimo alla luce del mistero dell’Incarnazione. Nell’ultimo capitolo, poi, sono illustrati i legami - che personalmente ritengo fondamentali – tra la comprensione, la stima e l’esperienza del sacramento della Riconciliazione e la capacità di scelta e di fedeltà vocazionale: in un contesto familiare e sociale in cui i rapporti interpersonali appaiono per lo più precari e poco significativi, ed in cui l’esito ovvio davanti alle difficoltà sembra essere quello della ricerca di una via alternativa, penso che non possiamo esimerci dall’indicare nello sguardo d’amore rivolto da Gesù a ciascuno di noi [6] la certezza di una relazione vera e duratura, in cui nemmeno le nostre fragilità possono farci più paura.

don Luca

8 Gennaio 2002, nel 12° anniversario della nascita al cielo di don Pietro Margini, mio padre spirituale



[1] Nei giorni immediatamente successivi alla Giornata mondiale della Gioventù romana, lo stesso Card. Stafford, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha rilevato: “Quello che mi ha molto colpito sono state le confessioni al Circo Massimo, perché questo sacramento è un secondo battesimo, e questa riscoperta significa un ricupero dell’innocenza battesimale: è molto importante per la Chiesa, per tutta la Chiesa, a cominciare dai vescovi, vedere che questi giovani chiedono di ricevere il sacramento della Riconciliazione” (intervista pubblicata su “Avvenire” il 22 agosto 2000).

[2] È possibile collegarsi attraverso Internet all’indirizzo www.giovaniericonciliazione.org

[3] Ciò fornisce una parziale risposta (relativa alla sola celebrazione della riconciliazione al Circo Massimo) all’augurio espresso da uno dei membri del Comitato Italiano per la Giornata mondiale della Gioventù 2000, nella sua “guida alla lettura dell’evento”:

“Sarebbe augurabile, seguendo in certo modo l’indirizzo storiografico degli Annales, cercare di ricuperare le trame minute dell’immenso lavoro di organizzazione ed attuazione portato avanti ai diversi livelli, per i diversi ambiti, per i diversi argomenti: sarebbe uno spaccato di una Chiesa viva, con le sue numerose articolazioni nazionali, diocesane, parrocchiali istituzionali, movimentiste ed associative. Coglieremmo la verità che «nemmeno il buon Dio pianta alberi già fatti», ma li fa crescere con la umana fatica, e che un evento funziona in rapporto alla intelligenza, passione e sacrificio che si mettono nel farlo. Qualità certamente presenti nella GMG 2000. (si veda la nota a pag. 12 di: Cesare Bissoli, Le sentinelle del mattino, la XV giornata mondiale della gioventù. Una guida alla lettura, ELLEDICI, Torino 2001).

[4] D’altra parte, anche il Santo Padre, nella lettera apostolica di inizio millennio, invita a riconoscere nell’appuntamento straordinario del Grande Giubileo un’occasione per continuare il cammino con maggiore vigore e speranza, facendo un esplicito riferimento al Sacramento della Riconciliazione, ed in particolare alla sua riproposta nei confronti dei giovani: 

“Un rinnovato coraggio pastorale vengo poi a chiedere perché la quotidiana pedagogia delle comunità cristiane sappia proporre in modo suadente ed efficace la pratica del sacramento della Riconciliazione. […]  Ma l'Anno giubilare, che è stato particolarmente caratterizzato dal ricorso alla Penitenza sacramentale, ci ha offerto un messaggio incoraggiante, da non lasciar cadere: se molti, e tra essi anche tanti giovani, si sono accostati con frutto a questo Sacramento, probabilmente è necessario che i Pastori si armino di maggior fiducia, creatività e perseveranza nel presentarlo e farlo valorizzare. Non dobbiamo arrenderci, carissimi Fratelli nel sacerdozio, di fronte a crisi temporanee! I doni del Signore — e i Sacramenti sono tra i più preziosi — vengono da Colui che ben conosce il cuore dell'uomo ed è il Signore della storia.” (Novo millennio ineunte, n. 37).

[5] Sono convinto che questo ruolo, pur con le dovute cautele, potrebbe ben inserirsi in una visione di Chiesa attenta a scoprire e mettere a frutto tutte le ricchezze di cui è colma, come auspicato anche recentemente dalla nostra Conferenza Episcopale:

C’è bisogno di laici che non solo attendano generosamente ai ministeri tradizionali, ma che sappiano anche assumerne di nuovi, dando vita a forme inedite di educazione alla fede e di pastorale, sempre nella logica della comunione ecclesiale.”  (dagli Orientamenti dei Vescovi Italiani per il decennio 2000-2010 - Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 54)

[6] Come centro del percorso penitenziale proposto ai giovani pellegrini della XV Giornata mondiale della Gioventù era stata scelta proprio la frase “Fissatolo, lo amò” (Mc 10,21), per evidenziare il fatto che l’itinerario della conversione non parte dal senso del peccato, ma piuttosto porta ad un rifiuto del peccato, avendo conosciuto l’amore di Dio.