L'esperienza del pellegrinaggio giubilare a Roma in occasione della XV giornata mondiale della gioventù e tutti gli avvenimenti che lo hanno accompagnato compresa l'accoglienza nella nostra parrocchia di giovani pellegrini stranieri in cammino verso Roma, è stato per me una tappa fondamentale del mio vita di fede e non solo.
Ciò che ho vissuto in questi giorni, pur con tutte le fatiche del caso, di certo non resterà solo il ricordo di un avvenimento mondiale a cui ho partecipato.
I giorni trascorsi a Roma, in mezzo a così tanta gente giovane sono stati per me la conferma di ciò che sto vivendo nel mio cammino di fede.
Pur nell'inevitabile confusione che due milioni di persone possono creare messe tutte assieme, con i propri bisogni, le proprie esigenze i propri limiti, ho visto giovani assaporare il silenzio della preghiera negli incontri organizzati dalla comunità di Taizè nella chiesa di Aera Coeli; ho visto giovani sostare sui propri peccati ho visto giovani gioire di lode e ringraziamento cantando tutti assieme "emmanuel" Dio con noi.
Ho visto giovani camminare al mio fianco, affaticati dal peso dello zaino e dal calore del sole, e , guardando me e loro arrivare lì a Tor Vergata a flotte continue, mentre ogni spazio verde di quelle colline spariva a vista d'occhio, pensavo al motivo che mi aveva portato fino a lì.
Il motivo di quell'essere lì, in cammino era ed è lo stesso per me e per tutti gli altri giovani da tutto il mondo incontrare Cristo come ha detto il Papa, nel suo messaggio, incontrare Cristo Vivo in mezzo a noi L'emmanuel, il Dio con noi che tante volte abbiamo cantato tutti assieme.
E' una chiesa in cammino quella che ho visto, una chiesa grande quanto tutta l'umanità , una chiesa che non si chiude fra le quattro mura della propria casa, della propria parrocchia ma che va avanti che porta la propria gioia nei luoghi da cui è partita, proprio come ci ha invitato a fare il Papa essere testimoni di Cristo con la nostra stessa vita, vivere la nostra fede oggi.
Silvia
Inizialmente ho deciso di partecipare a questo pellegrinaggio un po' per curiosità un po' per fare un'esperienza nuova, insomma per molti fattori, senza dare troppa importanza all'aspetto religioso.
Non sono mai riuscita a chiamarlo pellegrinaggio, ho sempre preferito chiamarla vacanza, mi sentivo una turista non una pellegrina.
I media definivano la G.M.G. un grande avvenimento, ma pensavo solo per un fatto di business, di spettacolo. Però subito dopo il nostro arrivo nella parrocchia che ci ospitava, ho capito che era veramente un pellegrinaggio, non solo per i disagi che ci siamo resi conto di dover affrontare, ma anche perché abbiamo preso coscienza del cammino spirituale che dovevamo intraprendere in quei quattro giorni che precedevano la veglia.
I momenti più salienti sono stati il pellegrinaggio a S. Pietro che ci ha portato a varcare la Porta Santa e successivamente l'accostamento al sacramento della confessione. In quei giorni ci siamo incontrati con molti ragazzi e c'era un clima bellissimo. Eravamo sempre tutti pronti al sorriso e al saluto; abbiamo affrontato anche tutte le varie celebrazioni con entusiasmo e con molto piacere.
Finalmente il grande giorno è arrivato.
Forse inizialmente me l'aspettavo diverso, è stato lunghissimo, estenuante in alcuni momenti siamo stati presi dallo sconforto, ci siamo persi d'animo.
Ma con l'arrivo del papa tutto è cambiato; ci siamo alzati tutti in piedi per applaudirlo, per acclamarlo, è stato uno spettacolo e una gioia indimenticabile. Eravamo una moltitudine di popoli di lingua diversa che si accordava nel grido di un unico nome: Giovanni Paolo.
Non ci aspettavamo che il papa riuscisse a tirar fuori quella grinta, quella forza invece ci trasmetteva un grande entusiasmo e come ha detto lui steso era anche merito nostro; con queste parole ci ha dato una grande soddisfazione e ci ha stimolato ancora di più, insomma è stato un grande scambio di energia. Durante la veglia ci sono state testimonianze molto toccanti di ragazzi della nostra età che vivono in paesi tormentati dalla guerra, che per questo hanno perso gran parte della famiglia e hanno fatto molti sacrifici per partecipare a questa festa.
Questi racconti mi hanno ricordato, ancora una volta, quanto sono fortunata e quanto raramente riesco a goderne a pieno, quanto speso invece mi perdo d'animo per cose di poca importanza; è triste però, rendersi conto di tutte le cose belle che ci circondano solo quando ci si scontra con le avversità altrui o addirittura con le proprie.
Il papa ci ha dato un difficilissimo compito: essere testimoni di cristo rendendo la nostra vita un "laboratorio di fede" è sicuramente un carico molto gravoso, che probabilmente non sempre riuscirò a rispettare, ma con nella mente e nel cuore questo grande incontro forse potrò un po' alla volta migliorarmi. In fine il papa ha detto che non dimenticherà mai questo giorno e penso che neanch'io dimenticherò mai le emozioni che ho provato grazie a lui, grazie a due milioni di ragazzi che non conosco e grazie anche a Gesù che ci ha sostenuto e riuniti tutti
Maela
G.M.G. Roma 2000. E' proprio vero che più una cosa, un avvenimento viene meditato preparato, divulgato, atteso, e più ci si aspetta che possa in qualche modo lasciare un segno indelebile nella nostra vita, che possa cambiarla o, per lo meno, che non rimanga in tutto tale e quale a prima.
Il 2000, Roma, il papa due milioni di giovani, la porta santa, il giubileo... Sì mi sono accostata alla G.M.G. con batticuore, meraviglia, entusiasmo misti a momenti di rifiuto a parteciparvi. Ma le mie attese sono state smentite. Ecco che allora mi ritornano le parole del santo padre "sappiate elevarvi ad un atteggiamento di contemplazione. Soffermatevi ad ammirare estasiati il neonato che Maria ha dato alla luce... adorate Cristo, nostro Redentore".
Forse devo smettere di cercare tanto, affannandomi tra mille cose e perché, ma lasciarmi tutta permeare dall'amore che Dio ha per me, lasciandomi trovare e amare da lui.
Sono tornata da Roma un po' frastornata, con davanti agli occhi una folla di giovani urlanti che si accalcava nelle piazze e lungo le vie, con ancora sulla pelle il caldo soffocante e sulle gambe la stanchezza di tanto camminare... ma tra tanta confusione porto nel cuore, forse, l'unico momento in cui mi sono un po' ritrovata: la celebrazione eucaristica a l Circo Massimo, come conclusione della faticosa giornata in cui siamo stati a S. Pietro e abbiamo varcato la porta santa. Mi sono seduta in ascolto della parola e in contemplazione di una moltitudine composta e silenziosa di giovani, provenienti da ogni dove e spinti verso Roma chissà perché, ed ora "qui sotto la stessa luce sotto la sua croce". Mi sarebbe tanto piaciuto abbracciarli uno a ad uno senza dire nulla. E al termine della celebrazione mi sono accostata ala sacramento della riconciliazione. E qui ho dato un senso alla mia partecipazione alla G.M.G., ho trovato quello che mi aspettavo da questo avvenimento: la forza per ricominciare ma soprattutto il sapere che Dio mi ama. Può sembrare un'affermazione banale, ma quando sia arriva al punto di non stimarsi più, di non volersi più bene, di non apprezzarsi e di darsi via, di sentirsi sporchi... beh il fatto che un giovane sacerdote con il cuore in mano e la gioia nel volto ti dice che Dio ti ama, ti ama con amore appassionato e che non una volta sola, ma ogni giorno muore anche per te sulla croce... " ma tu sei più forte del mio peccato. Credo nella tua potenza sulla mia vita, credo nella tua capacità di salvarmi così come sono adesso..." e non c'è gioia più grande che sapersi amati per poter amare e che comunque "Dio è più forte del mio peccato" e che solo luI mi da sempre la forza di ricominciare "signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna" (Gv 6,68).
Silvia Torresan