XV Giornata Mondiale della Gioventù

L'Estate del 2000 non la dimenticherò tanto facilmente a causa di un'esperienza che ho avuto la fortuna di vivere con i miei amici. Ho partecipato alla GMG e nonostante le difficoltà che abbiamo avuto, per mangiare, per lavarci e per dormire, queste sono nulla di fronte all'evento a cui siamo stati testimoni. Non vi sto parlando di un ritiro spirituale, o di una

esperienza che solo pochi credenti eletti potevano fare (abbiamo fatto anche i turisti), ma di una esperianza di fede che era veramente aperta a tutti. Ho chiesto a due amici di parlarvi della GMG e qui di seguito ho riportato il loro discorso che hanno presentato, tornati da quell'esperienza, alla loro comunità cristiana. Un ultimo appunto e poi vi lascio alle loro parole: vorrei ringraziare tutti i romani che spontaneamente ci hanno innaffiato con canne da giardino, durante il pellegrinaggio a Tor Vergata. Grazie a loro la strada è stata meno dura.

Elam il Mago

E' difficile trasmettere in poche frasi lo spirito che si respirava in quei giorni a Roma. In queste occasioni, credo si corra il rischio di rimanere distratti dalle straordinarie dimensioni di un tale evento, quando invece è importante valutare il peso che esso ha avuto per ciascuno di noi. Non potevamo però sottrarci al compito di testimoniare questa esperienza alla comunità di Este, che abbiamo rappresentato a Roma in mezzo ai giovani di tutto il mondo e verso la quale siamo grati per averci permesso di vivere questa esperienza.

Cosa siamo andati a fare a Roma? Questa è forse la domanda che molti si sono posti vedendo il gran numero di giovani là presenti nella settimana della GMG. é anche la domanda che il Papa ci ha posto all'inizio di questa esperienza: "Cosa siete venuti a fare? Chi siete venuti a cercare?" Gesù Cristo: è lui l'Emmanuel, il "Dio con noi".

Perché è stato necessario andare fino a Roma per incontrare Cristo? Perché molti giovani hanno fatto migliaia di chilometri, quando Cristo si trova in ogni nostra comunità, in ogni fratello che ci è vicino? Come per i discepoli di Emmaus, la nostra fede spesso è talmente debole da non riconoscere il Cristo che ci sta accanto. é Cristo stesso che si fa riconoscere, e ci toglie il velo della nostra incredulità attraverso un gesto come quello dello spezzare il pane. Credo che confrontare le nostra fede con quella di milioni di altri giovani, che arrivano da tutto il mondo spinti dallo stesso desiderio, sia stato un segno come questo, in grado di aprire i nostri occhi per vedere Cristo anche nelle realtà in cui viviamo quotidianamente.

Le esperienze forti sono state molte e ci hanno coinvolto nei due aspetti dell'incontro con Cristo: la preghiera e la festa. Uno dei più intensi momenti di preghiera è stato certamente il pellegrinaggio alla basilica di San Pietro.

Attraversando la porta santa, abbiamo pregato tenendo ciascuno nella mano e nel cuore una delle preghiere affidate da coloro che non sono potuti venire personalmente a Roma in quest'anno giubilare. Emozionante è stato pregare accanto alla tomba di San Pietro. La cripta, che si trova al di sotto della basilica, rappresenta un seme piantato da Gesù stesso, che ha dato molto frutto.

Al pomeriggio, si sono svolte per noi le confessioni al Circo Massimo. Questo luogo, un tempo teatro di battaglie e di sanguinosi divertimenti pagani, è stato per tre giorni il tempio della misericordia di Dio, che manifesta la sua grandezza tramite il suo perdono.

Alcuni di noi invece hanno partecipato ad altri incontri di preghiera aperti in quei giorni nella Città: dalle chiese dove era possibile partecipare all'adorazione eucaristica, fino agli incontri di preghiera organizzati da comunità come quella di Taizé.

Accanto alla preghiera, l'incontro con Cristo non poteva non manifestarsi anche attraverso la festa, e le occasioni sono state numerose: dai concerti musicali, ai balli tradizionali organizzati dai membri delle comunità più diverse del mondo. La cosa che più ci ha meravigliato era sentire l'approvazione da parte degli abitanti della città, che si congratulavano per il nostro modo di fare festa nel rispetto delle persone e delle cose. L'assoluta assenza di atti di vandalismo da parte di una massa di giovani cos“ cospicua sembrava sbalordire i romani. Eppure a noi tutti sembrava naturale comportarci in questo modo. E’ stato molto bello anche trovarci a mangiare, a camminare, a parlare con ragazzi stranieri che sono giunti da posti cos“ lontani e che difficilmente rivedremo. Con alcuni di loro ci siamo scambiati dei piccoli oggetti come ricordo l'uno dell'altro, oppure gli indirizzi e le e-mail per scriverci una volta tornati. Molti, per venire a questo incontro, hanno sopportato sacrifici e viaggi molto più faticosi dei nostri. Un ragazzo della Costa D'Avorio ha impiegato sei ore d'aereo per giungere a Parigi, e da qui ha dovuto viaggiare altre venti ore in pullman per arrivare a Roma. Ancora più lungo è stato il viaggio per i giovani di altri continenti, come i cileni che sono stati ospitati per alcuni giorni nelle parrocchie del nostro vicariato.

Le difficoltà e i disagi durante la settimana non sono mancati, e credo che di questo ve ne siate fatti un'idea dai telegiornali. Si dormiva sul pavimento di una scuola con i sacchi a pelo, ci si lavava all'aperto con acqua fredda, si viaggiava con mezzi pubblici nei quali talvolta non si riusciva a salire a causa dell'affollamento. Il caldo infine ha raggiunto livelli record, tanto da spingere gli organizzatori, ma anche la gente comune, ad innaffiarci con acqua per rinfrescarci.