Giornale del Popolo

28agosto 2000

Tornati a casa, vivere l'amicizia e i sacramenti

Il dopo-GMG secondo il presidente dei vescovi svizzeri, mons. Amedeo Grab

Italo Molinaro

Mons. Amedeo Grab, vescovo di Coira, ha vissuto la Giornata Mondiale della Gioventù seguendo da vicino, a Roma, il cammino dei giovani della Svizzera italiana. Ecco alcuni suoi pensieri a margine dell'evento che ha segnato il grande Giubileo del Duemila. Mons. Grab, che significato ha la cifra di 1000 giovani svizzeri presenti a Roma? "E' difficile parlare in modo assoluto. Rispetto ai due milioni di sabato sera sono pochi; se si pensa alle condizioni particolari di certe zone della vita pastorale svizzera sono anche molti. Comunque non do gran peso alle statistiche: a Zurigo, sabato e domenica scorsa c'è stata una grande festa e 700 mila persone si sono radunate per sentire musica e divertirsi, ma anche se sabato siamo stati in due milioni, non vedo questa cifra in competizione con quella di Zurigo. Non è questo il senso dell'annuncio del Vangelo. Il tema delle GMG di Parigi, tre anni fa, era l'invito rivolto da Gesù ai primi discepoli: "Venite e vedrete". Loro erano due, e quindi la Chiesa non può operare in base alle statistiche".

Che valore ha per le diocesi di provenienza la presenza a Roma di questi loro "inviati speciali"? "Tornando a casa porteranno la loro esperienza. Anche se non tutti la faranno diventare operativa, porteranno lo spirito di fede e l'esperienza dei sacramenti vissuti, l'apertura alla Chiesa universale e faranno crescere nelle nostre parrocchie, così diverse tra loro, la consapevolezza di una Chiesa che è una in tutto il mondo eppure molto diversificata nelle angosce, nelle ricerche, nelle speranze, nei punti deboli e forti".

Alcuni giovani che sono qui faranno questa esperienza ma poi, per vari motivi, non la approfondiranno in un cammino di fede continuato. Che invito gli rivolge? "E' quello che rivolgo a chi torna dai pellegrinaggi. A volte i preti che non sono favorevoli ai pellegrinaggi si lamentano che i pellegrini che tornano da Fatima, da Lourdes o da altri posti non si vede poi mai nel resto dell'anno. Io però gli rispondo: cerca di sapere per quali motivi sono stati così contenti al pellegrinaggio. Magari per il rosario, la confessione, cose che in certe zone della Svizzera sono state quasi dimenticate. Nel caso di un giovane, può sentirsi chiamato a venire qui perché in questa situazione unica trova quello che non trova a casa".

Che responsabilità deriva da questo fatto per le comunità ecclesiali locali, nei confronti dei giovani? "Si tratta di accogliere quello che portano: la testimonianza e la volontà di rinnovamento che hanno avvertito e vorrebbero diffondere nelle comunità. Inoltre occorre che non si perda magari quel poco che alcuni hanno scoperto: occorre dargli la possibilità di vedere come vivere a casa quei valori essenziali che gli sono manifestati qui a Roma, nel campo dell'amicizia e in quello delle celebrazioni e dei sacramenti".

Per altri giovani, invece, le GMG sono una tappa all'interno di un cammino più grande. A questi, che cosa dice? "Occorre che siano un fermento. Non tutti i giovani hanno la stessa preparazione, per cui chi è capace deve comunicare la ricchezza del percorso intrapreso prima di venire qui".

In tre giorni, 600 mila giovani hanno passato la porta santa. Molti si sono confessati nella spianata del Circo Massimo, dove celebravano poi la Messa. I giornali hanno parlato molto di questo fatto, titolando ad esempio "Confessioni di massa", ed in effetti sono migliaia i giovani che hanno vissuto anche questo sacramento. Siamo davanti a un nuovo segno dei tempi? "I titoli dei giornali mi hanno inizialmente lasciato perplesso. Credevo che si trattasse di una confessione collettiva in cui centinaia di migliaia di giovani ripetevano le stesse colpe. Invece no: in foltissime schiere i giovani si sono presentati al sacramento della penitenza. Questo mi sembra proprio un rinnovamento, perché secondo le testimonianze che ho sentito quasi tutti sono contenti di aver fatto lo sforzo di una buona confessione prendendosi il tempo necessario. Si sono accorti che esiste una ricchezza del mondo sacramentale che prima non conoscevano".

Don Sigalini, coordinatore della pastorale giovanile italiana, diceva nei giorni scorsi ai giornalisti che se in passato abbiamo avuto una morale senza amore, oggi siamo ad un amore senza morale. Sigalini ricordava la necessità di aiutare i giovani a trovare un equilibrio. Come aiutarli? "La morale senza amore non è morale, perché non può esserci morale senza amore. Però il vero amore non può essere a-morale, perché è la scoperta riassume in se molti altri valori che hanno un significato morale. Non nel senso di una morale di costrizione o di facciata, ma nel senso di un comportamento interiore - nel giudizio e nel pensiero - ed esteriore - nell'azione - che manifesti la ricchezza del dono di Dio. Quindi più c'è amore e più c'è morale".

Alle GMG è importante la coreografia e il clima di festa. Come fare, però, perché un evento di massa diventi anche un esperienza di fede radicata? "Il problema si pone per ogni persona dal momento che si trova in un gruppo, anche minuscolo. Il rapporto dell'individuo con il gruppo è spesso una ricerca, a volte anche vana, che lo porta poi a lasciare il gruppo. Può aprirsi però anche una via di apertura e arricchimento, e in questo contesto non conta tanto il numero. In mezzo a un milione e mezzo di altri fedeli posso sentirmi perso se non ne condivido la fede, se l'atmosfera non mi piace oppure non mi sento a mio agio. Il rapporto del singolo con una folla celebrante numerosissima è l'immagine del rapporto che si ha con la Chiesa, perché anche se vivo in una parrocchietta di montagna con pochi fedeli, so di appartenere alla Chiesa indipendentemente dal numero di persone che convengono alla domenica per la celebrazione eucaristica. Se vivo la Chiesa con amore e la considero come mia Madre, il pensiero che siamo in un miliardo nel mondo non mi dà l'impressione di essere sparso nella folla, ma mi aiuta a crescere nell'amore assieme a un miliardo di altri credenti".