Famiglia Cristiana n¡34
27 agosto 2000
GIUBILEO - La Giornata mondiale della gioventù
Il fuoco del mondo
di ALBERTO BOBBIO
Stupiti e meravigliati. Critici e aperti alla conversione del cuore. Due milioni e mezzo di giovani alla ricerca dell'essenziale hanno cambiato a Roma la storia degli uomini. Da quel giorno il loro e il nostro futuro non sarà più lo stesso. Alla radice di un evento che scuote l'umanità.
Non hanno esibito la fede. L'hanno argomentata. Hanno esplorato il nostro tempo e la Chiesa che soffia sul mondo e un po' lo scompagina. Hanno spiegato il Giubileo. Hanno costretto chi guarda a interrogarsi. Oltre due milioni di giovani a Roma, città dove tutte le pietre evocano la memoria complessa della Storia, hanno esplorato la nostra terra nel ricordo di un Uomo che venti secoli fa "si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi", come scrive all'inizio il Vangelo di Giovanni. Lo hanno fatto con competenza e comprensione.
Altro che Woodstock cattolica. Altro che "Papa-boys". Giovanni Paolo II piace perché cammina, perchè gli hanno sparato sotto casa, perché chiede molti perdoni, perché infila la mano nel Muro del Pianto a Gerusalemme, perché ammette la difficoltà di credere, perché dice che è difficile ma è possibile, perché spiega, nell'immensa e caldissima spianata di Tor Vergata "la logica della Croce e del servizio", perché li invita, con un'espressione di santa Caterina da Siena, a mettere "fuoco in tutto il mondo", se "sarete quello che dovete essere". "Chinatevi sui mille volti dell'uomo e delle donne, scoprite in essi, nel povero e nell'ultimo, nell'affamato e nell'assetato, nell'infimo e nel carcerato, in chi è senza speranza e cerca un senso alla vita, in chi sta nelle tenebre dell'errore e aspira alla verità, in chi è sommerso dal peccato e ha bisogno della vera libertà, il volto più bello tra i figli dell'uomo". Sono le immagini della Bibbia, quelle che sfrenano il cuore dei giovani, quelle che hanno una "indiretta valenza politica", commenta Giorgio Tonini, vent'anni fa presidente della Fuci, gli universitari cattolici italiani, e oggi membro della Segreteria dei Democratici di sinistra. Per una settimana si è discusso sui "raduni alla Woodstock". Giorgio La Malfa ha lanciato strali contro il Giubileo dei giovani: "Non mi sembra una manifestazione religiosa. Mi fa pensare a raduni come Woodstock". Già, Woodstock. Vale la pena di spiegare. Era il 1969 e nei prati della cittadina americana si ritrovò un popolo variopinto, sesso e musica, spinelli e pasticche. Tre giorni di follia e poi il fallimento delle speranze col fiato corto, degli ideali spariti. Erano chierichetti dello sballo, presuntuosi e infelici.
Il popolo di Roma è diverso. E anche Rossana Rossanda, guru della sinistra movimentista, quella che da sempre lotta con le gabbie ideologiche, ha riconosciuto sul Manifesto che questi giovani "non sono una tribù devota e ammaestrata". Anche loro si battono sulle frontiere della perplessità del credere, anche loro non sono forti, sicuri, potenti nella fede. Si riconoscono nella Chiesa che lotta per la fede, spiegano che non c'è da una parte la Chiesa e dall'altra la normalità. Rifuggono i feticci, anche quello della Porta santa. E quando gli uomini del Papa, contro ogni devozionalismo, hanno deciso di aprire altre "Porte sante", perché il flusso di giovani verso San Pietro era immenso e una sola "Porta", attraverso cui passare, rischiava di schiantarli nel caldo della piazza, non hanno cercato il simbolo a tutti i costi. Anzi hanno capito, esempio per i cattolici di tutto il mondo, che la "Porta santa" non è simulacro magico, luogo fisico dispensatore di grazie e perdono. La conversione è affare del cuore, il Giubileo è cammino di testimonianza e non pellegrinaggio tradizionale verso un luogo fisico, dove mostrare la fede.
Cos“ molti si sono stupiti e meravigliati di questi giovani che pregano e denunciano i mali del mondo. C'erano 546 vescovi di tutto il mondo a Roma per la Giornata mondiale della gioventù. Come se fosse un Concilio, perché mai tanti se n'erano visti tutti insieme dal Vaticano II. Hanno predicato e ascoltato. Uno di loro, di lingua inglese, ha chiesto aiuto ai giovani volontari del Circo Massimo per confessarsi anche lui, segno che non c'è una Chiesa del potere che gestisce la Parola di Dio e una Chiesa che ascolta.
é stata una settimana di "esercizi spirituali", come ha detto il Papa il 15 agosto aprendo la XV Giornata mondiale della gioventù. é stata l'archetipo del pellegrinaggio antico, tanta strada a piedi, tanta fatica per ascoltare le predicazioni, tanta passione per rastrellare la storia. Dice monsignor Cesare Nosiglia, capo del Comitato che ha preparato il Giubileo dei giovani: "La memoria della fede ha le radici nella storia dei popoli, che è una storia di santità". Ecco perché il Papa alla fine della veglia a Tor Vergata ha consegnato il Vangelo a cinque giovani in rappresentanza dei cinque continenti.
Ecco perché ognuno dei 2 milioni e mezzo, stipati nel grande prato del campus universitario, ha dato il Vangelo che aveva in mano al vicino e poi al vicino, in modo che esso corra libero, senza vincoli, senza meta per le strade del mondo e in qualche modo le liberi. é uno dei tanti simboli utilizzati per raccontare come si fa a restituire la fede avuta e per ricordare il mandato di Gesù agli Apostoli. é la risposta consapevole e "libera", aveva spiegato il Papa poco prima in un impegnativo discorso, dell'"uomo ragionevole alla Parola di Dio". Ecco perché Karol Wojtyla li ha definiti "sentinelle del mattino, che non si rassegnano a difendere la vita e la pace: "Ognuno può vagliare le proprie difficoltà a credere e sperimentare anche la tentazione dell'incredulità. Al tempo stesso però può anche sperimentare una graduale maturazione nella consapevolezza e nella convinzione della propria adesione alla fede".
Silenzio, canti e preghiere
I giovani hanno cercato l'essenziale. Per giorni il pellegrinaggio verso San Pietro si è snodato per le vie di Roma: silenzio e preghiera, lectio divina e rosario. La preghiera più significativa l'ha composta il cardinale Ruini e l'ha letta alla conclusione della Via Crucis: "Contro tutti i dubbi, le perplessità, le esitazioni che tormentano il nostro animo e che rendono incerto il nostro cammino, rendici capaci, Signore Gesù, di vedere e di ammirare l'inesauribile fecondità della tua croce, i fiori e i frutti di santità, di amore, di libertà, di giustizia e di pace che sono germogliati e maturati attraverso questi duemila anni di cristianesimo". La storia è sempre tornata con prepotenza dentro tutte le giornate del pellegrinaggio dei giovani a Roma. A piazza di Siena gli scout dell'Agesci hanno scosso tante persone rappresentando in nero i bancari-usurai del mondo che strangolano i poveri con l'arma diabolica del debito estero. Nelle carceri di Roma sono andati a predicare vescovi e giovani per dire che nel cuore di Dio non c'è alcun muro e "l'impegno a stare con chi ha sbagliato va mantenuto", ha detto a Regina Coeli monsignor Antonio Riboldi. Per tutta la settimana 166 vescovi hanno predicato in 36 lingue. Il cardinale di Genova Tettamanzi sull'uso della libertà: "Deve avvenire nel silenzio della coscienza e cedere il passo alla Parola di Dio". Il cardinale di Firenze Silvano Piovanelli: "Non accorgersi di essere amati da Cristo è l'errore più grande".
A Roma non è nato un movimento, nessuno ha riscoperto l'identità cattolica smarrita. Oltre due milioni di giovani hanno ribadito solo la passione per la storia. Oronza Renna, a nome di tutti, lo ha spiegato a Carlo Azeglio Ciampi, che in quel momento rappresentava tutti i potenti del mondo: "Il Vangelo per noi è coscienza critica e responsabilità verso i grandi bisogni del mondo attuale. Noi crediamo alla pace, noi vogliamo la pace, non come uno slogan da gridare, ma come un'opera da fare". Sta in queste parole la differenza con Woodstock.