Famiglia cristiana

27 agosto 2000

I volti di una Giornata che rimarrà memorabile

Così tanti, così unici

di ALBERTO CHIARA

Una folla oceanica, ma anche un mosaico complesso di identità personali, unite dalla fede.

é un puntino in un mare di folla. Veste, con la divisa d'ordinanza, anche tanta composta commozione. Accanto, dietro, davanti (e sopra, giacché il palco delle autorità e le postazioni sopraelevate per fotoreporter e operatori finiscono per ospitare anche qualche stremato pellegrino) da ore pregano, cantano e sudano oltre due milioni di persone. Ma Linda Notarnicola, 20 anni, pugliese, scout del gruppo Noci I, non ha dubbi: "Io sono unica di fronte a Dio. Per Lui sono importante, sai. Da parte mia, cerco di essere utile. Alla Chiesa e alla società in cui vivo". Sabato 19 agosto, Tor Vergata, ore 22 e 30. La grande veglia volge al termine. Giovanni Paolo II sprona i giovani a essere missionari. Tutti sono invitati a prendere dalla propria sacca la versione interconfessionale del Vangelo di Marco, stampata in cinque lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, polacco). "Su di essa scriviamo la nostra dedica, un augurio, e doniamola al nostro vicino", dice al microfono Ada, padre africano e mamma veneta. Linda butta giù un pensiero con mano sicura: "Sulla strada, quando cammino, non sono più sola ormai. Sento costante il Suo sguardo sui miei passi e questo mi dà sicurezza per pensare in libertà, per osare la diversità, la giustizia, il perdono". Poi si gira e consegna il Vangelo a un'amica, Gaetana.

Ecco: quel puntino, anonimo, se considerato nella folla che ha gonfiato per due giorni la periferia Sud di Roma, ma con un nome, un volto, una storia ben precisa, può essere considerato la "cifra" per tentare di capire il "popolo" della quindicesima Giornata mondiale della gioventù. Che ha avuto, sì, un'identità collettiva, ma che è stato soprattutto un complesso mosaico di identità personali, di diversi modi di vivere il Vangelo e i nostri giorni.

Perché sei qui? "Per testimoniare la mia fede, e poi, certo, perché è bello stare con tanti miei coetanei diversi per lingua, cultura, mentalità", replica all'imbocco di piazza San Pietro Frank Menzel, 17 anni, che arriva da una cittadina tedesca non lontana da Dresda. "Roma è la "città" dei cattolici. E io sono cattolico. Ho scoperto le mie radici spirituali", afferma Raafat Roushdy, 28 anni, egiziano di Luxor, accovacciato per terra al fondo della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere, uno dei luoghi che ha accolto le catechesi in arabo. Più o meno allo stesso modo risponde Khalil I Ghaoui, 39 anni, architetto libanese da undici anni nel Dubai, così come - lo sguardo terso di chi si è appena confessato - allo stesso modo rispondono Chiara ed Eleonora, della provincia di Oristano. Chen Zoè, 25 anni, originaria di Taiwan (dove ha conosciuto e cominciato a frequentare la Comunità dell'Emmanuel), ora in Belgio, dove sta completando i suoi studi universitari, deve quasi urlare per farsi sentire all'interno dello stadio Flaminio, scelto da Rinnovamento nello spirito e dalle nuove comunità francesi per organizzare un incontro di preghiera culminato in un prolungato momento di adorazione eucaristica, con il Santissimo esposto al centro del campo. Dice Zoè: "Sono venuta qui perché credo in Dio. E per farmi contagiare dalla gioia dei miei fratelli nella fede".

é dunque la fede l'identità collettiva che accomuna i giovani giunti da 160 Paesi. La fede, più che il Papa. "Siamo qui per incontrare Gesù, di cui Giovanni Paolo II è un vicario convinto e convincente", dice Dede Lambe, 23 anni, canadese, che studia Teologia ad Ottawa, in Canada. Fede che scaturisce da vicende originali, diverse, e che in maniera originale e diversa ciascuno vive nella propria terra. Fede spesso povera, certo non esente da mancanze, non priva di momenti di oscurità. Ma fede.

Massimo e Claudia sono due fidanzati torinesi di circa trent'anni. Il primo dice che era lontano anni luce dall'esperienza cristiana fin quando un giorno, immerso in esperienze magico-esoteriche ("al limite del satanismo", assicura), capì che a ben altra sorgente doveva far capo per spegnere la sua sete d'assoluto. Scott Miller, animatore di un gruppo di cattolici giunto dal Montana (negli Stati Uniti), cerca di spiegare con parole e gesti l'emozionante curiosità con cui lui e i suoi amici hanno interrogato gli indonesiani, della cui insaguinata nazione sapevano poco o nulla. Jehae Kim, 18 anni, cittadino della metropoli americana di Atlanta, confida al Circo Massimo, a ridosso della lunga teoria di gazebo sotto i quali, per tre giorni, duemila sacerdoti hanno confessato i giovani: "Credo. Talvolta cado, poi mi rialzo. So di essere amata nonostante i dubbi che talvolta mi lacerano e i peccati che purtroppo anche io commetto".

Il "popolo" della Gmg è stato specchio fedele della Chiesa universale che c'è e di quella che si appresta a essere. Un delegato della Svizzera tedesca, nelle sessioni riservate del Forum dei giovani ha sollevato il problema del celibato dei preti, del sacerdozio alle donne e delle chiusure nei confronti dei divorziati risposati. Gli scout dell'Agesci hanno sottolineato l'impegno sociale che deve necessariamente scaturire da un autentico incontro con il Signore. L'hanno fatto riflettendo a migliaia sul debito estero che soffoca l'economia dei Paesi in via di sviluppo. Alcuni di loro hanno varcato la piccola soglia del Centro Astalli gestito dal Jesuit Refugee Service, che dalle parti dell'Altare della Patria assicura - per quanto possibile - un letto, pasti caldi, assistenza sanitaria ai rifugiati e agli immigrati extracomunitari in genere. Un altro gruppo scout s'è presentato a Tor Vergata con uno striscione (fatto ritirare dalle forze dell'ordine) e con magliette (ammesse) che incoraggiavano il boicottaggio della Nestlè.

Un "popolo" variegato. Nella provenienza e nella preparazione. La Francia, ad esempio, s'è presentata in massa: 70 mila giovani, forse più, e circa 60 vescovi. "Il grande raduno che nel '97, a Parigi, ha fatto corona alla dodicesima Giornata mondiale della gioventù è servito a far capire ai giovani francesi che esiste un Dio, da qualche parte; Giovanni Paolo II ha rappresentato il padre che molti di loro non hanno avuto o che, se presente, su molti di loro non ha lasciato traccia", sostiene una fonte poco istituzionale e non sospetta come padre Guy Gilbert, anch'egli presente a Roma con il suo pesante giubbotto nero carico di distintivi e patacche, che da decenni si spende in nome di Cristo sulla strada, in mezzo a barboni e ragazzi alla deriva. "Lo ammetto. Sono arrivata qui senza sapere bene cos'è il Giubileo e senza sapere cosa avrei trovato", abbassa gli occhi Elena, 27 anni, spagnola di Saragozza.

E adesso? Bibiano, Leonardo, Glauco e Vitor, quattro brasiliani ospitati da una famiglia della parrocchia Madonna della Perseveranza, sono volati in Terra Santa. Padre Thomas Rosica ha deciso di tornare in Canada domenica 27 agosto. Sta facendo gli esercizi spirituali. é il responsabile del Comitato che organizzerà il prossimo mega-raduno delle Gmg, a Toronto, nel luglio 2002. "Non sono uno showman, nŽ un regista. Mi sono occupato a lungo di giovani universitari. Ho accettato l'incarico con timore. Accompagnato da 11 miei collaboratori sono in Italia dai primi di luglio per imparare come si fa a preparare un evento così impegnativo. La cui principale radice, ne sono intimamente convinto, è la preghiera".

Appuntamento a Toronto, nel 2002

"Al di là dei numeri, che impressionano, e della "spettacolarità" degli eventi, peraltro curati nei dettagli proprio perché dovevano trasmettere a tutti la profondità del messaggio evangelico con linguaggi attuali, comprensibili dalle nuove generazioni, la Giornata mondiale della gioventù è stata un successo per la serietà con cui l'ha vissuta la stragrande maggioranza dei partecipanti, seguendo le catechesi, affollando il Circo Massimo per confessarsi, affrontando in preghiera lunghe code per entrare in San Pietro attraverso la Porta santa".

Monsignor Renato Boccardo è il responsabile della sezione giovani del Pontificio Consiglio per i laici, l'organismo vaticano che ha organizzato la Gmg insieme alla Conferenza episcopale italiana. Può finalmente tirare il fiato e tentare un primo bilancio dell'evento.

"Penso che la principale tentazione da fuggire sia, ora, quella del trionfalismo", afferma. "Come Chiesa, dobbiamo farci carico sia di chi a Roma è venuto, il cui entusiasmo va purificato e fatto maturare affinché dia costanti frutti di conversione, sia di chi a Roma non è venuto perché lontano dalla fede. La Gaudium et spes mantiene intatta la sua validità: le gioie, le speranze, le attese, le preoccupazioni, i dolori delle donne e degli uomini della Terra non sono estranei al cuore della Chiesa. Con l'autunno, in accordo con la Conferenza episcopale canadese, cominceremo a preparare l'incontro che nel luglio 2002, a Toronto, farà da corona alla sedicesima Giornata mondiale della gioventù. Ogni Gmg fa storia a sè, ha una sua propria fisionomia. "Woodstock dei cattolici"? Per me è attualissimo il commento di un giovane americano fatto a Denver, nell'agosto '93, quando le telecamere indugiarono a lungo sul volto del Papa commosso fino alle lacrime alla vista di tanti ragazzi riuniti intorno a lui per pregare il Signore Gesù, in occasione di una precedente Gmg: "Michael Jackson non ha mai pianto per me"".