20 agosto 2000

il Resto del Carlino

Il Commento

SIAMO A UNA SVOLTA:DIO E’ CAMBIATO

Ferdinando Camon

Tutti notano la novità dei giovani cattolici, convenuti da tutto il mondo a riempire Roma, ma così colgono solo una parte, la meno importante del fenomeno.

Qui non si tratta di «nuovi giovani».

Sì, ci sono anche quelli e ne parleremo presto. Ma c’è ben altro, ed è su quello che bisognerà puntare lo sguardo, per capire la grande svolta che la storia sta preparando:a guardare che tipo di gioia ostentano, che vita fanno, che confessioni, quali sono i loro peccati, e come ottengano l’assoluzione, vien da concludere che è cambiato anche il Cattolicesimo, il concetto di grazia e di peccato che la Chiesa trasmette e insomma, - non esiste altra espressione,- è cambiato il “Dio Cattolico” rispetto a una e, ancor più, a due generazioni fa.

Questi giovani cattolici frequentano un Dio gioioso, comprensivo, attento alle virtù a largo raggio (pagare le tasse, non inquinare, trattar bene gli extracomunitari, rispettare il codice penale- civile-stradale, far carriera senza corruzione, onorare il padre e la madre anche quando senza cattiveria si disobbedisce, far sesso solo se c’è amore).

Su questa base decine di migliaia di giovani di tutto il mondo, accostandosi a qualcuno dei 24 confessionali installati in ognuno dei 13 tendoni, chiedono e ottengono rapidamente l’assoluzione.

Non è stato sempre così. Non è mai stato così. Quand’erano giovani quelli che ora sono i padri, e quelli che sono i nonni, la Chiesa cattolica insisteva sulle virtù a raggio corto, la fedeltà coniugale, la castità individuale, l’obbedienza alle autorità religiose e politiche (a partire, ahimè, da quelle fasciste, e il sesso era proibito prima del matrimonio e fuori del matrimonio e, in buona parte, anche dentro il matrimonio. «Catechesi» si chiamano i confronti sui temi della fede e sui compiti della Chiesa che si tengono nei pomeriggi e nelle serate di questo Giubileo dei giovani. Il Dio che emerge da queste catechesi e il Dio che emergeva dal catechismo di Pio X, che è rimasto in vigore fino alle sogli del pontificato di Paolo VI, sono due dei diversi e per molti aspetti inconciliabili: hanno, di diverso, i due concetti-cardine della pratica cattolica, cioè il concetto di «grazia» e il concetto di «peccato».

Il Cattolicesimo di ieri era tragico, minaccioso, inquisitorio,infelicitante. Gli scrittori cattolici che lavoravano nel periodo tra Pio XII e Paolo VI (compresi) parlavano della «grazia» non come di uno stato (una situazione in cui si è) ma sempre come di movimento: il cattolico tendeva a una pienezza delle regole che non raggiungeva mai. Questi giovani cattolici di oggi l’hanno raggiunta: ma perché sono altre regole, più semplici, più comode. Sono giovani felici.

Questo è un raduno gioioso. Niente a che fare con i raduni della contestazione, la cui forza stava nell’odio: le sfilate dell’extrasinistra attraverso Bologna, Milano, Roma, con gli slogan martellanti, i volti mascherati,avevano qualcosa di militaresco, di ostile, di distruttivo. I raduni del Rock promettevano il salto in un altro mondo, dove altri suoni e altri ritmi creavano un’altra morale, e l’arrivo in massa dentro questa morale creava una comunità che spartiva tutto, e anzitutto l’eros: il problema era che il salto non riusciva mai, tre quarti dei giovani si perdevano tra un mondo e l’altro, e le strade dello smarrimento restavano segnate di siringhe.

Il discrimine tra quei raduni distruttivi o autodistruttivi, e questi colossali raduni dei neocattolici sta nel rapporto con la famiglia. La famiglia era il grande bersaglio contro cui marciava la generazione della rivolta politica, che voleva un altro Stato, e da cui scappava la generazione della rivolta musicale, che voleva un altro mondo. Il lato più dolce che i nuovi figli ostentano nel megaraduno di Roma è il buon rapporto con la famiglia: quell’«onora il padre e la madre, anche se qualche volta disobbedisci». Non sappiamo come sarà la famiglia di domani. Ma quella di ieri era troppo spesso un calvario.