Rai News

15-20 AGOSTO 2000

XV Giornata Mondiale della Gioventù

IL SUCCESSO DELLA XV GMG? LA FIGURA DI CRISTO E UN PAPA CHE TRASMETTE IDEALI E COMUNICA SENTIMENTI

Accendere il mondo col fuoco della fede, difendere la vita e portare la pace, farsi sentinelle del nuovo millennio; testimoniare Cristo, sempre e ovunque.

E’ un mandato esigente quello che il Papa ha affidato ai giovani, chiudendo, a Tor Vergata, di fronte ad oltre 2 milioni di ragazze e ragazzi provenienti da 160 paesi, la XV Gmg.

L'evento clou del Giubileo del 2000 - forse la più imponente manifestazione di popolo che l'Occidente ricordi - ha ricollocato Roma, almeno per qualche giorno, al centro del mondo.

La città ha vissuto una settimana indimenticabile, durante la quale le sue strade e le sue piazze sono state conquistate e percorse da una folla pacifica, educata e festante. Un inno alla gioia di vivere e alla fede, all'amore e alla speranza. Inno alla giovinezza e alla fiducia in un mondo migliore e più giusto. Sommo elogio del pensiero forte e positivo (in un'epoca ancora segnata dal pensiero debole).

Tra gli appuntamenti dell'Anno Santo, il più coinvolgente, il più popoloso, chiassoso e allegro, il più colorato e il più internazionale. Mai però come in questa occasione la quantità s'è sposata alla qualità. E accanto alla forza dei numeri si è avuto il pieno di contenuti. Cosicché la XV Gmg, Giubileo dei giovani, è stato anche il più ricco tra i Giubilei cosiddetti di categoria, avendo sviluppato, nell'arco di una settimana, tutti i temi dell'Anno Santo e di questo del 2000 in particolare: dalla conversione e dalla riconciliazione alla solidarietà, alla difesa della vita e dell'ambiente, alla giustizia, dal perdono dei nemici alla pace tra i popoli, dal condono del debito all'abolizione della pena di morte.

Flash delle Giornate consegnati alla storia. L'accoglienza e il primo saluto al Papa, a Ferragosto, con 700 mila giovani tra piazza San Giovanni e piazza San Pietro. Il rito d'attraversamento della Porta Santa nella basilica vaticana, al ritmo di 20 mila ragazzi l'ora e con la necessità d'aprire in San Pietro - prima volta nella storia dei Giubilei - una seconda Porta e quindi una terza riservata ai disabili. Le confessioni al Circo Massimo. I canti, i balli improvvisati e i momenti di spettacolo e di festa. Gli incontri di preghiera svoltisi in ogni angolo della città. I 400 mila partecipanti alla Via Crucis, dall'Ara Coeli al Colosseo, che ha illuminato la notte romana e durante la quale si sono ricordate le sofferenze del mondo e dei cristiani.

Tor Vergata il 19 e 20 agosto. Serata dolce e struggente quella della grande veglia, dalle fortissime emozioni e segnata da diverse immagini-simbolo. L'auto del Papa che percorre i viali interni all'immensa spianata, in un itinerario accidentato e gioioso che sembra non dover mai finire (quasi un interminabile abbraccio). Il passaggio sotto la porta d'ingresso al Campus, sovrastata da un imponente Cristo bronzeo in croce, con il vecchio Pontefice che assieme a cinque giovani dei vari continenti, mano nella mano, procede lentamente e a fatica, mentre il silenzio contagia la folla e per alcuni lunghissimi secondi regna incredibilmente sovrano.

Ancora. Angeles, la ragazza argentina che elude la sorveglianza e si rifugia tra le braccia di Karol Wojtyla. L'accensione delle lucerne, i canti, la musica, le testimonianze, E, quasi al termine della cerimonia, il fitto e appassionato dialogo tra il Pontefice ed un altro giovane, immagine della tenerezza e del colloquio tra padre e figlio. L'abbraccio con l'angolano Domingo, che confessa pubblicamente d'aver perdonato gli assassini della sua famiglia.

Il mattino dopo, la lunga e intensa Messa, con un nuovo, appassionato intervento di Wojtyla e con migliaia di sacerdoti che si disperdono tra la folla per le comunioni. L'Angelus e l'annuncio: il prossimo raduno internazionale si terrà a Toronto, in Canada, nell'estate del 2002. Otto ore sta Karol Wojtyla con i suoi ragazzi. Stringe con trasporto quanti riescono ad avvicinarglisi. Fa la ola, sorride, improvvisa e dispensa battute. Interrompe persino l'omelia, per cantare, in polacco, un inno eucaristico. Brillano gli occhi giovani dell'anziano Papa. Freme il giovane cuore del sofferente Pontefice, sino a provocare, più volte, le lacrime. Lui e quei ragazzi sono i protagonisti assoluti dell'evento.

Siete intelligenti dice loro Wojtyla, non una massa amorfa di teste non pensanti di cui occorre sospettare (come all'indomani sui giornali qualcuno frettolosamente scrive). Ed allora i sacrifici e gli inevitabili disagi patiti durante sei giorni felici e comunque faticosi, non contano. Poco importa se è caldo da morire, se qualcosa nell'organizzazione si inceppa, se si dorme e si mangia quando capita. Lo stare assieme che conta, sono i contenuti della festa a legare tante diversità e a far sopportare i problemi. Il colore della pelle è vario, infinite sono le lingue e le culture di provenienza, ma unico il collante: la fiducia nella figura di Cristo e nel suo messaggio. Difficile capire sino a che punto è trainante il carisma del Papa (che con il trascorrere degli anni sembra addirittura crescere) o se a guidare questa immensa folla è solo il credo.

Vero è che pochi come Giovanni Paolo II - l'uomo delle idee forti, che guarda alle cose grandi e all'essenzialità della vita - hanno, all'interno della stessa Chiesa, la capacità di rendere attraente e attuale la figura e il messaggio di Cristo.

Sociologi, filosofi, politici hanno tentato di interpretare la realtà delle giornate romane, di capire perché tanti ragazzi seguano, in maniera cos“ partecipe ed entusiasta, un prete ottantenne che indica loro la follia della Croce (simbolo di morte), che soffre e parla di sacrifici.

Si stupiscono molti opinionisti e laicisti. E cos“ nelle loro analisi spesso inciampano su vecchi pregiudizi o rispolverano schematismi logori. C'è chi pontifica sul potere mediatico di questo Papa, chi sottolinea con enfasi la capacita della Chiesa di mobilitare (e manipolare) le masse. Alcuni ricordano che il crollo delle ideologie ha lasciato tanti orfani e favorito quindi percorsi e ricerche diversi, compresi quelli spirituali. Altri sostengono la rivincita del mistero sulla tecnologia, che tutto risolve e vorrebbe spiegare. Pochi opinionisti hanno avuto il coraggio e l'onestà intellettuale di guardare con rispetto ed attenzione umile al fenomeno che si manifestava sotto i loro occhi.

La realtà e che l'ottantenne Wojtyla - malfermo sulle gambe, malato e tremolante - affascina ed è credibile perché parla al cuore dei giovani, perché mostra una straordinaria forza interiore, perché è coerente e crede profondamente in quel che dice, perché rifugge dalla mediocrità.

Questo Papa offre un ideale. Trasmette valori che durano. Comunica sentimenti e non solo emozioni. Da' speranza ed alimenta il sogno giovanile del cambiamento. Indica obiettivi veri e non effimeri, mai banali, per i quali vale la pena di spendere la vita. E dietro di lui - e questo i ragazzi lo sentono - sta la forza del messaggio evangelico: una verità sull'uomo e sulla vita che non teme la ruggine del tempo, vecchia di duemila anni, eppur sempre nuova, capace di rinnovare il mondo, di far prevalere il bene sul male.

Gesù Cristo è la mia vita cantavano all'infinito i giovani a Tor Vergata. L'idolo, il mito di questi ragazzi è Cristo, il rivoluzionario Cristo. Il manifesto di questa gioventù è il Vangelo. Nelle cui pagine sono lo spirito e gli ideali giovanili di fratellanza e uguaglianza, di libertà, solidarietà e giustizia, ma dove si trovano anche il perdono e la comprensione della debolezza e della fragilità umana.

Il vecchio Papa che guarda al futuro, non fa che richiamarsi al Libro che è guida d'ogni cristiano. Un Libro in cui compaiono tante parole che le orecchie d'oggi non vorrebbero sentire, dove si trovano indicazioni ad andare controcorrente e dove vi è l'esaltazione della Croce, simbolo di sacrificio, ma al tempo stesso premio e indice di vittoria e trionfo. La Croce: due semplici legni sovrapposti che da duemila anni attraggono e costituiscono un vessillo con il quale camminare dentro la vita e lungo le vie della storia.

Con la XV Gmg il futuro del mondo è passato per Roma. Ed ora Roma deve fare i conti con la nostalgia per cos“ tanta bella gioventù, che ha sparso ovunque profumo di pulito, entusiasmo, speranza.

Toronto già si prepara ad accogliere la Croce dei giovani e dietro di Essa centinaia di migliaia di ragazzi attratti dalla forza del messaggio di Cristo e da una vita di ideali e di senso, che nessuno meglio di Giovanni Paolo II sa oggi, evidentemente, proporre.

(G.O.)