La repubblica
20 agosto 2000
"Una Chiesa con meno fronzoli e una politica più concreta"
Seicento vescovi sotto il palco. Alcuni raccolgono così la sfida dei ragazzi
di ORAZIO LA ROCCA
ROMA - E ora? Cosa rispondere a questi due milioni di ragazzi che chiedono cambiamenti, certezze, cose concrete, futuro di pace e di speranza. Oltre seicento vescovi sono ai piedi del palco di Tor Vergata per partecipare alla veglia e queste domande sono indirizzate prima di tutto a loro, ai pastori del papa. "Cosa fare ora? Accogliendo il grido di due milioni e più di giovani che chiedono pace, dicono sì alla vita, alla giustizia, accogliendo due milioni di no ai mali del mondo, guerre, fame, pena di morte, manipolazioni genetiche, clonazioni, minacce dell'ambiente - risponde monsignor Cesare Nosiglia, presidente del comitato organizzatore della Gmg 2000 -. Da questi giovani parte una grande sfida per tutti. Questa sfida significa per la Chiesa trovare modi e forme nuove, significa lavorare per togliere certe incrostazioni".
"Da questi ragazzi - è il parere di monsignor Ennio Antonelli, segretario generale della Cei - arriva un grido di speranza, soprattutto per una Chiesa che si rinnova e si mette in ascolto di tutti, soprattutto dei più deboli a imitazione di Cristo".
Per monsignor Domenico Sigalini, responsabile Cei per la Pastorale giovanile, "la Chiesa si deve rinnovare accogliendo le domande di questi giovani, domande forti, concrete di fedeltà alla vita e al Vangelo. I giovani vogliono che siano tolte le scorie sovrapposte sulla vita cristiana e la Chiesa non li deve tradire".
Secondo monsignor Natalino Zagotto, prelato del vicariato di Roma, "la vera Onu è qui oggi a Tor Vergata, perché quell'altra Onu è vecchia, è superata e rappresenta il mondo di ieri, un mondo che non ci appartiene più".
"Cambiamento significa non commettere più il peccato di uccidere la speranza", ammonisce il cardinale Ersilio Tonini, secondo il quale "anche la Chiesa è chiamata a fare la sua parte, incominciando ad annunciare il Vangelo con più concretezza, senza fronzoli". La politica, poi, "deve essere più seria e deve indicare al paese quali sono i veri problemi. Ad esempio è un gravissimo errore pensare alla prossima campagna elettorale pensando solo a indicare il premier o un leader per vincere senza affrontare le grandi sfide del mondo alle quali saremo chiamati inevitabilmente: questo è veramente molto grave".
Monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra, sottolinea invece il problema delle carceri: "In questi giorni ho fatto la catechesi tra i carcerati di Rebibbia e lì ho trovato grande ascolto, grande umanità ma anche grande delusione. In tanti mi dicevano, sì la festa del Giubileo è lì, ma qui non è festa, e noi vorremmo partecipare a questa festa: che società è mai questa se non è capace nemmeno di gesti di clemenza?".
Monsignor Egidio Caporello, vescovo di Mantova, vede invece "in questi giovani un invito a non sbagliare croce, ma a seguire la vera croce, quella della resurrezione e della speranza".
Infine due voci di vescovi del Sud. Monsignor Giovanni Maria Bregantini, vescovo di Locri: "La Chiesa deve rispondere al grande bisogno di senso della vita che chiedono questi giovani, mentre la politica deve dare risposte concrete, specialmente al Sud, sempre più rassegnato"; il cardinale di Palermo Salvatore De Giorgi, il quale nota come "questi giovani chiedono valori non consumismo. E la Chiesa non può che accogliere l'invito. Quanto alla politica, è bene che i responsabili delle istituzioni antepongano sempre il bene comune ad ogni altro interesse. Parte anche da questo valore la lotta alla mafia".