La Repubblica

19 agosto 2000

"I ragazzi ci chiedono di rinnovare la Chiesa"

Etchegaray: "Così tanti non me li aspettavo"

Il cardinale a capo del Comitato giubilare

di ORAZIO LA ROCCA

CITTË DEL VATICANO - "Non me lo aspettavo, sono stupito: da questi giovani arriva un sorprendente invito alla Chiesa a rinnovarsi, ma anche un monito per i governanti e un ponte per dialogare con lontani e non credenti". Prime riflessioni sul raduno giovanile da parte di un cardinale, Roger Etchegaray (78 anni), presidente del Comitato vaticano per il Giubileo e, in questa veste, primo collaboratore del Papa per l'organizzazione dell' Anno Santo.

Eminenza, a Tor Vergata sono attesi oltre 2 milioni di giovani: lo conferma?

"Non sono in grado di parlare di cifre. Dico solo che i giovani arrivati a Roma sono veramente tanti. E' sorprendente vederli tutti insieme, pregare, attraversare la Porta Santa, fare catechesi e, perchè no?, cantare. Veramente un grande sorpresa".

Lei si dice sorpreso, quindi non se lo aspettava?

"Sì, per la Chiesa, per tutti noi pastori, è una sorpresa, resa ancora più grande nel vedere con quanta serietà e compostezza questi giovani partecipano al loro Giubileo".

Ci può spiegare, allora, la natura di questa sorpresa?

"E' un grido di speranza che i giovani lanciano al mondo e anche alla Chiesa. Non un grido di protesta, ma di speranza. Questi giovani lanciano suggestioni, attese, senza distinzioni di razze o di bandiere: chiedono certezze per il futuro, speranze, amore, a cui dobbiamo rispondere".

E la Chiesa come si pone davanti a questo grido?

"Si pone in ascolto con grande attenzione. Ma tutta la Chiesa, dal Papa, ai vescovi, dai sacerdoti ai missionari: tutti siamo chiamati a porre grande attenzione a quel grido che arriva dai giovani della Gmg2000. Per la Chiesa è un invito a rinnovarsi".

Che tipo di rinnovamento chiedono i giovani romei?

"I giovani lanciano messaggi che sta a noi adulti discernere per capire cosa c'è dietro i loro appelli, le loro richieste, a volte silenziose, a volte rumorose, oppure, apparentemente incomprensibili: il rinnovamento non può non partire da qui".

I giovani accorsi a Roma dimostrano di avere una fede robusta. Anche questo aspetto ha preso in contropiede la Chiesa?

"Sì, hanno dimostrato di avere una fede concreta, unita, però, a una grande fiducia che da questa stessa fede possa nascere un qualche cosa di vero e concreto per il loro futuro. E' una fede robusta, non astratta e, tantomeno, fine a stessa".

Si aspettava un numero così alto di confessioni?

"La grande partecipazione alle confessioni è stato uno degli aspetti più sorprendenti e inaspettati del raduno: vedere una massa così grande di giovani che attende ore ed ore per assolvere al sacramento della riconciliazione con felicità e compostezza, è un segno enorme. Un segno di Chiesa viva che forse non conoscevamo bene".

Ma i giovani cattolici denunciano anche debito estero, guerre, pena di morte...

"E' vero, però lo fanno con originalità, senza seguire modelli precostituiti, con la loro personalità. Denunciano le miserie del mondo, ma nello stesso tempo lanciano anche proposte risolutive con messaggi che a volte gli adulti fanno fatica a capire: per questo, ripeto, occorre captare le loro suggestioni mettendosi in ascolto".

Questo raduno mondiale è il capolavoro di papa Wojtyla?

"Penso proprio di sì: queste Giornate sono il frutto di una delle più grandi intuizioni del Papa. Una intuizione nata 15 anni fa, col Giubileo della Redenzione, diventata ora un vero punto di riferimento per milioni di giovani in tutto il mondo".

Le Giornate giovanili cosa possono "dire" a non credenti, atei e lontani dalla fede?

"Ai non credenti questa grande presenza giovanile non può non suscitare interesse. Il successo della Gmg2000, oltre a rappresentare una ventata di freschezza e di novità per la Chiesa, è anche un ponte di dialogo e di amicizia lanciato a tutti gli uomini di buona volontà, ai lontani, ai non credenti, come pure alle altre religioni".

Non tutti i giovani romei seguono la morale sessuale cattolica. Perché?

"E' vero: su questi aspetti c'è una grande diversità tra loro. Ma la realtà di fondo è che questi ragazzi, più che parlare di morale sessuale, sono animati da un forte desiderio di capire con quale atteggiamento di fondo devono porsi davanti a Dio e di fronte a tutti i fratelli".

E ai governanti questi giovani cosa possono "suggerire"?

"Il messaggio di pace, fratellanza e giustizia dalla Gmg2000 è indirizzato a tutti, alla Chiesa, ma anche ai responsabili della società civile al di là di colori politici, appartenenze partitiche e di gruppi: i governanti, non solo italiani, ma di tutto il mondo - almeno dei 160 paesi di provenienza dei giovani della Gmg2000 - non possono far finta di niente a chi chiede giustizia, difesa dei diritti specialmente per i più deboli, fratellanza tra i popoli. Dopo questo raduno mondiale mi auguro che nulla sarà come prima".