18 Agosto 2000

la Repubblica

I comandamenti dei ragazzi di Wojtyla che hanno invaso Roma

I giovani marziani sbarcati nella capitale.

Curzio Maltese

Il milione di giovani marziani con sandali, berretto e bandierina sbarcati a Roma intorno a Ferragosto per il Giubileo dei giovani, passata la prima sorpresa, non ha svegliato gli indigeni dal torpore dell’afa e dei secoli. “Ma quanti so’,ndo vanno, che vonno…” è il commento degli automobilisti al semaforo, mentre sfila l’infinita teoria di gruppi canterini, accompagnato dall’eterno lamento dei tassinari: “Questi non cacciano una lira”. In compenso, i media hanno accolto l’invasione di massa con entusiasmo e festose esplosioni di luoghi comuni sociologici, a volte affidati direttamente ai Vip da intervista, da Madonna a Naomi, nientemeno. Tutto per dire che sono belli, buoni, gentili, vogliono la pace nel mondo e la cancellazione dei debiti ai paesi poveri, come tutti, e soprattutto sono tanti, magari troppi per generalizzare. Oltre l’allegria che mettono sempre i cortei dove si mescolano le facce del mondo, si tratti del Giubileo o del Gay Pride, senza offesa per gli uni e gli altri. “Sono loro i veri credenti” suggerisce padre Bartolomeo Sorge, e par quasi ovvio. I giovani devono credere, altrimenti non sono giovani.  Ma in che cosa e soprattutto come è difficile da dire. Come ogni generazione anche questa ha riscritto i suoi comandamenti.

“Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di me”. “Non nominare il nome di Dio invano”. Fin qui è facile. Credono nel superpapa, lo amano e glielo cantano in tutte le lingue della terra. Il bisogno di culto e idealizzazione che nelle generazioni precedenti era distribuito tra guerriglieri e filosofi, santi e poeti, attori e divi rock, per questi ventenni si concentra sulla tremante, fragile, ma titanica figura di Giovanni Paolo II, in fondo rimasta l’unica autorità pubblica nel mondo del capitalismo trionfante, a schierarsi apertamente contro ogni guerra, crudeli o umanitarie (le prime le fanno i poveri, le seconde i ricchi) contro la divinizzazione del profitto, in nome di un oltre e un altrove. Oltre il Mibtel e il Dow Jones, l’Euro, Internet, il Wto

“Ricordati di santificare le feste”. Si può dire che non facciano altro. Anzi, santificano anche i giorni feriali. Ci sono gruppi organizzatissimi che oggi sono a Roma, domani a Santiago di Compostela, la settimana prossima a Lourdes e così via. Un gran tour religioso che muove milioni di ragazzi ogni giorno, un’industria parallela al turismo di massa, a conferma che il tempo libero è il problema dell’epoca.

“Onora il padre e la madre”. La famiglia è “il” valore, meglio l’ossessione. Quando non cantano questi ragazzi parlano, quasi soltanto, di mamma e papà. Onorano i loro genitori con la stessa fierezza con cui i loro padri li disonoravano. Sarà che quelli erano madri e soprattutto padri incombenti………………………….

“Non ammazzare”. “Non rubare”. Sui comandamenti che piacciono anche all’etica laica, nessuna concessione allo spirito dei tempi. Il pacifismo che il superpapa ha tenuto sempre alto, soprattutto dopo la valorosa battaglia sul consumismo, è un valore fondamentale del movimento giovanile cattolico mondiale.  Una dura opposizione a qualsiasi tipo di guerra, una profonda diffidenza nei confronti della propaganda che tende a distinguere tra guerre buone e cattive, la certezza che “anche dietro le guerre cosiddette umanitarie c’è sempre un interesse economico”, un “furto dei ricchi a danno dei poveri”, come nemmeno fra i sessantottini. Non rubare s’intende in senso globale, a partire dalle grandi organizzazioni finanziarie, nella ferma convinzione che più facile vedere passare un cammello dalla cruna di un ago che incontrare uno dell’Eminel nel regno dei cieli.

“Non rendere falsa testimonianza”. Riferito essenzialmente ai media: “Lei è giornalista? Allora faccia lei, tanto scrivete quello che vi pare.

“Non fornicare”. Qui le scuole di pensiero, tra gli osservatori, divergono: fanno l’amore, non lo fanno. Fumano erba, non possono vedere una sigaretta. Naturalmente ci sono gli uni e gli altri, o gli stessi fanno l’una e l’altra cosa, dipende. L’integralismo islamico insegna. Simpatici studenti iraniani o afgani che passavano le giornate a farsi canne e inseguire colleghe nei campus di mezza Europa sono poi divenuti feroci pasdaran e talebani. I misteriosi confini  fra estasi mistica e tempesta ormonale, secondo testimoni, sono stati comunque al centro delle confessioni al Circo Massimo. Lo stesso vale per “Non desiderare la donna d’altri”, comandamento cui il dottor Freud ha inferto il colpo fatale, mostrando che si comincia fin dai primi anni.

“Non desiderare la roba d’altri”. Rovesciato, è il primo comandamento del consumismo che qui, fra il milione di marziani, è a parole unanimemente condannato come manifestazione del diavolo. Nei fatti, il marketing al seguito è imponente, ovunque spuntano bancarelle che vendono t-shirt, foulard con Padre Pio, ciondolini sacri, crocefissi e rosari per tutte le tasche, collane francescane con l’immagine del santo poverello, involontario titolare di un mega business. Ma l’importante è crederci, incontrarsi, darsi appuntamento nella notte romana, dolente di zanzare, fuggendo all’indifferenza, all’insidia del vuoto capitolino che ti tenta con l’ineffabile bellezza dei luoghi.