Il Mattino
18 Agosto 200
Alceste Santini
Un dato significativo che sta emergendo dall’evento giubilare dei giovani e dal loro rapporto con il sacramento della Confessione è un concetto nuovo del peccato, non più visto on un ottica giuridica e inteso come violazione di una rigida legge morale da attuare alla lettera con il timore di una severa punizione da parte di un Dio giudice implacabile.
Il peccato viene, invece, considerato dalla maggioranza di questi giovani come il venir meno di un proprio equilibrio interiore per il compimento di un’ azione considerata scorretta nel rapporto interpersonale e nei confronti della comunità perché non si è stati capaci di corrispondere a quell’amore alto e disinteressato offerto a Dio a cui si crede.
Ciò vuol dire che, rispetto a certe posizioni tradizionali della stessa chiesa per cui parlare e praticare il sesso era tabù soprattutto al di fuori del matrimonio, è diffuso tra i giovani il concetto, che è più del Nuovo che del vecchio testamento, per cui Gesù è venuto non tanto per i giusti ma per essere prima di tutto tra i peccatori per comprenderli e “salvarli”.
Così il peccatore, pur rimanendo una persona che è venuta meno ad un impegno morale che ha incrinato il suo rapporto con la comunità, sa che può redimersi con la forza della sua volontà e delle sue opere e dell’amore di Dio in cui crede.
E’ questa la nuova dimensione del peccato che Giovanni Paolo II ha esposto anche nel suo recente messaggio per i carcerati per invocare, a loro favore, “un atto di clemenza” dai governi di tutto il mondo e per rinnovare la sua condanna della pena di morte.
Alla luce di questa cultura socio-religiosa e antropologica assume un valore nuovo lo stesso concetto evangelico dell’indissolubilità del matrimonio, come è emerso dalle dichiarazioni di molti giovani di paesi diversi e dai loro confessori.
L’indissolubilità del matrimonio non è più considerata come una norme da applicare ad ogni costo, ma un traguardo da raggiungere attraverso un percorso esistenziale che impegna, quotidianamente, la coppia ad affrontare difficoltà, incomprensioni, ostacoli che, se non superati con il comune concorso, possono mettere in discussione la stessa unione segnandone la fine.
Ne consegue che anche la sessualità non può più essere un tabù perché è un aspetto vitale che la coppia o riesce a vivere come “amplesso totale” , secondo un’antica visione biblica, oppure entra in crisi fino alla rottura.
Orientamenti di teologia morale che si sono fatti strada nei poco più di tre decenni succeduti al Concilio Vaticano II (1962-1965), ma che hanno incontrato molte resistenze nei settori più conservatori della chiesa e del mondo cattolico o, addirittura, opposizione aperta da parte dei seguaci del vescovo scismatico Marcel Lefebvre. E non è a caso che, a proposito di questioni sessuali, indagini sociologiche, come quella condotta di recente dall’Università Cattolica di Milano o quella su “la religiosità in Italia (realizzata da Franco Garelli, Giancarlo Rovati, Vincenzo Cesareo ed altri), hanno evidenziato un divario tra le direttive ufficiali della chiesa nel campo della sessualità e della vita di coppia, e la pratica dei cattolici.
Il Papa ha parlato, degli ultimi anni, di “procreazione responsabile” e di “pianificazione familiare”, lasciandosi alle spalle il detto biblico “crescete e moltiplicatevi”.
Ciò vuol dire che ci si rende conto che una coppia, per costruire le basi per un futuro al proprio figlio o alla propria figlia, deve programmare le nascite.
Ma se il fine primario della coppia è la procreazione responsabile, come dice il Papa, come può essere conseguito con l’uso dei soli metodi naturali dato che la chiesa condanna la contraccezione?
E’ questo un nodo che la chiesa deve sciogliere e che i giovani stanno rendendo stringente.
Ma nel quadro di una “cultura del pluralismo e della solidarietà”, manifestata da questi giovani, sono emersi come peccati gravi del nostro tempo “ l’indifferenza”, “l’egoismo”, “la noncuranza perl’ambiente”, “l’intolleranza”, “la scarsa attenzione per il prossimo”, “l’infedeltà”.
Orientamenti che fanno sicuramente riflettere il Papa ed i vescovi per rinnovare il magistero della chiesa.
Il cardinale Jean Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi, ha definito questi giovani “i nuovi anticonformisti che stanno abbattendo molti idoli dell’occidente”.
Un evento destinato ad incidere, dato che il messaggio dominante, è di dare un nuovo senso alla nostra vita e a quella dei popoli.
Un segnale per i politici e, soprattutto, per quelli che sembrano interessati più a inseguire interessi personali o di gruppo che a percepire quanto sta accadendo sotto gli occhi di tutti per elaborare un progetto per il futuro.