18 agosto 2000

il Mattino

Sul sesso la Chiesa non ci ha capiti

Il ragazzone americano, tutto hamburger patatine e brufoli, ha il cappello da jolly appoggiato sul ginocchio. Un cappello di velluto pesante, rosso-bianco-blu, e i sonagli. Il prete gli parla all’orecchio, lui abbassa la testa davanti al gesto della benedizione. Ci avevano permesso di passare a patto di non rivolgere domande. “Davanti ai confessionali non si può”. Il primo peccato lo compiamo per lo stentato inglese che ci permette a malapena di chiedere: “How do you feel now?”. “Free.” Libero dal peccato, ci azzardiamo a tradurre. La conversazione si chiude lì: il nostro inglese e un addetto ai “confessionali” ci impediscono di andare oltre. E’ spaventoso e insieme commovente percorrere quel chilometro di confessionali, che fanno da ala al Circo Massimo. E guardando quella ragazza che in ginocchio piange, suona lontana l’invettiva dell’arcivescovo di Genova, Dionigi Tettamanzi: ““Ragazzi, se venite a fare il Giubileo e non avete il senso del peccato, che Giubileo fate? Ho letto quello che avreste detto dopo esservi confessati, su ciò che per voi è peccato e su ciò che non lo è. Credo che il rischio sia di passare da una morale senza amore a un primato dell’amore senza morale. Ma così l’amore, anche sul piano fisico, diventa solo emozione”. Suona proprio lontana l’invettiva di monsignor Tettamanzi, lontana dalle parole di Andrea, 23 anni di Milano, dice dopo aver esitato un po’: “Cos’è il peccato?”. “Non ne ho la più pallida idea. Non mi puoi fare queste domande, mi sono appena svegliato”. Tempo due minuti e sarà difficile farlo smettere. “Mentre stavamo in Vaticano, con i miei amici riflettevamo sul fatto che noi italiani siamo meno spirituali, gli stranieri partecipano di più, fanno più gruppo. Comunque, se proprio vuoi sapere del peccato, ti dico che non sono d’accordo su tutto quello che dice la Chiesa. Sui rapporti prematrimoniali, ad esempio: se la Chiesa dice che sono peccato allora lo sono, ma la Chiesa dovrebbe essere più aperta. Se voglio bene a una persona non devo aspettare il matrimonio”. Anche Carletto, 20 anni, milanese ha il tono del ribelle: “E’ vero, la Chiesa sbaglia, perché non è tutto materiale quello che accade tra i giovani. Quando due persone si amano, il sesso completa il loro rapporto”. Ma è vero che in confessionale non chiedete consiglio ai sacerdoti su questi temi? “Vero, perché non è facile parlarne. Ma io – dice Samuele, 20 anni di Cerro Maggiore – penso che ormai si sia arrivati a un punto in cui tutto è lecito. E questo, sinceramente, non mi piace”. Bisogna camminare parecchio e parlare con Francesca, Annalisa, Giuseppe, Giulio, Alberto, Francesco, Roberto, Joseph, Frederick per incontrare Evelina e Maria Cristina. La prima, arrivata da Potenza, si presenta come “un’infiltrata”, colpa dell’età non più giovanissima e del suo schierarsi tout court con la Chiesa: “il peccato per me è l’allontanamento da Dio, la perdita di uno stato di grazia. Sulle questioni di sesso, penso che la Chiesa debba andare controcorrente. Le regole si accettano in blocco, non si può prendere solo quello che ci piace. Il fatto è che noi tendiamo a omologarci, a seguire il comportamento della massa”. Sgrana gli occhi Maria Cristina, 31 anni da Tivoli. A casa ha lasciato una figlia di due anni e mezzo e il marito, ben contento di farle fare questa esperienza. “Il peccato e il sesso? Le cose che riguardano il sesso non sono più sentite come un peccato, ma come qualcosa di fisiologico. Per me questo è un ragionamento sbagliato: fare sesso non è come mangiare perché nel primo caso si comunica con una persona. Non giudico chi si comporta diversamente. Io sono in linea con quanto dice il Papa”. “Ma perché voi giornalisti andate in giro a chiedere dei cattolici e del sesso? Non capite che in questo modo sminuite soltanto questo evento? Il messaggio del Papa è stato bellissimo. Perché non parlate delle speranze dei giovani?”: Chiara, 29 anni, di Avellino, non aveva voluto parlare. Ascoltava la cugina Maria Cristina, poi, all’insistenza, risponde sbottando: “Basta con questa storia del sesso. Fare sesso è subordinato alla libertà della persona”. E allora, in questa babele di pensieri, si comprendono anche meglio le parole di monsignor Domenico Segalini, responsabile della pastorale giovanile,  “I giovani ci chiedono equilibrio. I giovani cercano, vogliono che gli adulti li aiutino, li indirizzino. La nostra sfida è non tornare all’esasperazione precettistica del passato. Non dobbiamo lasciarli soli”.