Avvenire

18 agosto 2000

“Mi è costato, ma ora sono felice”

 Angelo Picariello

Roma. Quitterie ha 18 anni e viene da Bordeaux. Studia giurisprudenza, e in via dei Cerchi(la strada che lambisce il Circo Massimo) si è appena confessata. Ammette di farlo, di solito, solo due volte l’anno. Perché è poco praticante? Al contrario: a Messa ci va ogni domenica, ma a confessarsi “c’è come un timore, proprio per la consapevolezza che attraverso il sacerdote si fa presente Dio”. Preti troppo rigorosi dipende anche da questo? Magari sul delicato aspetto affettivo? Assolutamente no:” E’ solo una difficoltà ad esporre la mia vita”, dice anche Manuel, 17 anni, studente liceale di Santiago del Cile dice di trovare difficoltà a raccontarsi ad un prete. Lo fa in genere una volta l’anno, ma “in preparazione del Giubileo, mi sono confessato quattro volte”, racconta. “Per vincere questa pigrizia va alimentata la fede, capendo che il prete è solo lo strumento verso il Signore”.Interviene Eduardo suo amico sedicenne:”Sono felice, perché qui ho trovato dal confessore buoni consigli spirituali, talvolta invece c’è troppa fretta”.Elisa, ventunenne di Sassuolo si è confessata tre giorni fa, perché poi le toccava fare la volontaria qui, ai gazebo. “Mi confesso una volta al mese- dice –ma capisco anche chi fa fatica. Perché – scherza- una volta preso l’impegno con Lui tocca mantenerlo, e si sa che lo spirito è forte mala carne….”.Occorre però , conclude, “avere anche l’umiltà di farsi amare dal Signore, qui ho visto ragazzi andare via piangendo per la gioia di essere stati perdonati”.

Anna 23enne di Turate(Milano), fa invece fatica a confessarsi, non lo faceva da sei mesi. Proprio per questo si sta preparando bene bene, meditando il sussidio distribuito ai giovani. Interrompe, come per “confessare” al cronista la sua difficoltà :”Vengo da un anno di crisi”, racconta. Crisi di fede? “No – risponde -, sono catechista, non manco mai alla messa domenicale, ma la confessione… Poi è anche cambiato il parroco”. Si capisce che questa difficoltà le dà sofferenza. Ma sono alcuni peccati in particolare a creare imbarazzo?”No- spiega ancora- , è che sono timida, non so neanche come riesco a raccontare ora queste cose a te. C’è la paura di essere giudicata.” Non hai provato con un prete che non conosci? “ Nei paesi è difficile c’è il “tuo” prete”. Piuttosto servirebbe una guida spirituale costante: si va a messa quasi  per abitudine, ti senti impreparata a chiedere perdono al Signore. Qui vedi tanta gente che ti conforta nella fede, all’università invece sei sola, in balia di culture che tendono ad oscurarla…”.

Per un giovane con la maglietta degli stati uniti la domanda è d’obbligo: where are you from? “ Vengo da Bari è la risposta spiazzante di Pasquale. Ha 22 anni, studia ingegneria e si è appena confessato, cosa che non fa spesso, perché” prevale come un timore, con la confessione non si scherza”. Un giovane sacerdote alza gli occhi al cielo e assolve Nicola, 19enne di Belluno. Anche lui si confessa 3-4 volte l’anno. Perché “si tende a chiedere perdono da soli”.Ma  perché confessarsi qui, sotto il sole, se uno poteva farlo a casa sua, proviamo a chiedere a Andrea, 25enne di Gallarate, del movimento giovanile salesiano:” Perché qui ti senti davvero parte di una storia universale”, dice. “E di una storia di santi, visto che qui al Circi Massimo tanti martiri hanno dato la vita per la fede. Andando avanti e indietro colpisce al confessionale 1 del gazebo 8 una ragazza che continua a sorridere al giovane sacerdote che è prodigo di consigli. Solo dopo una ventina di minuti è il momento dell’assoluzione. Si chiama Rita la 30enne di Bari. Non ti confessi da tempo? “No, da un mese”, risponde. “non sono tra quelli che si sentono “forti”, pensando di dialogare da soli con il Signore. Ed è bello quando il sacerdote ti da i consigli giusti, come quello di oggi”. Ma riecco Anna di Turate:è il suo turno. Il giovane sacerdote che la confessa l’ascolta a lungo, sorride, la incoraggia. La assolve dopo un quarto d’ora. Come è andata? “E’ stata un’iniezione di fiducia, ora inizia la verifica. Spero tanto che la grazia del Signore accompagni il mio cammino di fede”. Dalla postazione di lingua inglese Jamie, 19enne della Pennsilvanya, si allontana con l’assoluzione. “Normalmente mi confesso 2-3 volte l’anno-dice – in genere chiedo perdono al Signore direttamente”. Va a messa ogni pomeriggio al college, con un amico. Ma andrà via dice, da questo Giubileo dei giovani, con la convinzione che la confessione è “mmm…” e fa il segno della forza, col braccio destro, come solo gli americani sanno fare. A Messa continuerà ad andarci ogni giorno, ma troverà più spesso il tempo di raccontare la sua vita a Dio, attraverso un sacerdote.