Avvenire
18 agosto 2000
Franco Mogavero
Sono stato “arrostito” dalla grazia di Dio. E´la prima cosa che mi balza in mente, pensando alle sette ore trascorse con la stola e camice al Circi Massimo, un vero tempio a cielo aperto della misericordia del Padre. Migliaia e migliaia di giovani hanno varcato la porta di questo tempio per gridare al proprio cuore che “il Cristo è l’unico tesoro della vita”. Così mi ha detto Ilaria al termine della confessione. Faccio fatica a ricordare i tanti volti avuti di fronte ma in tutti traspariva la consapevolezza che il sacramento della riconciliazione è un dono di Dio, un’occasione preziosa per ricostruire la vita del cristiano. Non mi sono “scontrato” con confessioni di routine, ma ho partecipato ad incontri con il Signore accompagnati dal desiderio di essere nella quotidianità strumenti di speranza. Ne sono una conferma- ad esempio- le affermazioni di Ugo,23 anni, che arriva da Palermo con il gruppo giovani della sua parrocchia: “la confessione non è il momento dove si svuota il sacco dei propri peccati, ma è una richiesta d’amore a Dio e un impegno nei confronti dell’uomo e nella sua capacità di dare e ricevere amore”.
La stragrande maggioranza dei giovani che ho confessato non ha dimostrato il minimo segno di imbarazzo o di vergogna, ma solo gioia e commozione. Daniela mi ha detto:”Non ho paura del prete. Mi confesso regolarmente due volte al mese e da poco ho anche trovato un padre spirituale. Ogni giovane dovrebbe averlo e deve cercarlo”.
L’esigenza di un accompagnatore spirituale è forte soprattutto nei giovani fidanzati:”In un cammino di coppia – precisa sempre Daniela- è di fondamentale importanza un sacerdote che conosca bene entrambi”.
Nella tenda del perdono ho raccolto le lacrime di quei giovani che hanno voluto rimettere in discussione scelte passate distanti dai valori evangelici. In tutti era viva la consapevolezza,ad esempio, che il rapporto sessuale è il coronamento del matrimonio e nessuno ha messo in discussione quello che la Chiesa insegna.
I giovani andavano via avvolti dalla gioia intensa e non esaltata di aver sperimentato l’abbraccio del Padre che da lontano li ha visti, si è commosso e li ha benedetti. Uscendo dalle tende, dei volontari li accompagnavano al centro del Circo Massimo dove è posizionata la Croce della Giornata mondiale della gioventù. Ogni penitente doveva prendere un granellino d’incenso e deporlo in uno dei quattro bracieri accesi. Elena, una delle duecento volontarie del tempio della misericordia, prima di accompagnarli mi ha spiegato:”E’ un gesto di ringraziamento per il perdono ricevuto e una manifestazione della gioia per la ritrovata comunione con Dio”.
Incuriosito dalle sue parole sono andato a sostare sotto la Croce e ho subito avvertito un clima di profonda preghiera: Il silenzio circostante era spezzato dal continuo canto delle cicale che sembravano voler anch’esse partecipare al concerto della misericordia del Dio.
Tra i presbiteri che confessavano c’erano alcuni vescovi. Mi sono avvicinato ad uno di loro, monsignor Armando Dini che guida la diocesi di Campobasso-Boiano. I nostri sguardi si sono incrociati, trasmettendosi la compassione per questi giovani che si sono inginocchiati ai nostri piedi. Con il prelato ci siamo raccontati le emozioni vissute:”Ho avuto un caso eccezionale, un francese che non l’ha mai fatto in vita sua”. Il vescovo prosegue:”Dio, Gesù e lo Spirito Santo vi ringrazio. Portandomi dietro i volti di questa gente, anche se non li rivedrò più, mi convinco che la gioia di un cammino difede risiede nel fatto che ogni momento è nuovo perché Dio abbonda sempre nella grazia”.
Sulla via del ritorno ero accompagnato da un fiume di giovani che si recava alle vicine fermate degli autobus. Era il volto della chiesa in cammino, di quella chiesa che io pochi minuti prima avevo servito. Rientrando in parrocchia, sul mio diario ho scritto:”Canterò per sempre la tua misericordia, unica certezza della vita”.