La repubblica

17 agosto 2000

Il mea culpa di massa dei teen ager di Dio

Al Circo Massimo duemila preti confessori per la "non-stop della penitenza"

di MARIA NOVELLA DE LUCA

ROMA - La via del mea culpa è un' infinita distesa di gazebi bianchi dove è possibile "lavarsi il cuore" dalle sette del mattino a mezzanotte. Seduti su centinaia di piccoli scranni i giovani della convention della fede si fermano e parlano di sè, del buio, della luce, di cadute e di errori, mentre un esercito di 2000 sacerdoti impartisce assoluzioni in una delle più grandi confessioni di massa mai organizzate dalla Chiesa. Una "no-stop" della penitenza che andrà avanti fino a domenica. Conversazioni a due, privatissime pur nella folla del Circo Massimo, dove c'è chi piange, c' è chi ride, chi si butta per terra a mani giunte, chi grida il suo entusiasmo, l'emozione è forte, Chiara, di Napoli, si fa benedire poi abbraccia le amiche che l'aspettano accovacciate sul marciapiede e mormora: "Mi sento più libera...".

Tensioni. Canti. Un rito collettivo al suono dell'Alleluja. Il peccato. Il senso di colpa. Categorie forti e care alla dottrina cattolica. Ma i teen-ager di Dio in bermuta e Nike, abbracciati sui prati sterrati dell' antico anfiteatro romano, sovvertono la tavola delle leggi del buon cristiano. Federico, Teresa, Marta, Francesco, Angela: arrivano dalle parrocchie di Aversa e Caserta, stanchi e sudati, sono tifosi della fede, supporter di Wojtyla, ma dicono chiaro che per loro, cattolici del terzo millennio, fare l'amore fuori dal matrimonio non è infrangere le regole, cos“ usare la pillola e il condom, cos“ anche ogni tanto abusare di droga ed alcol, purchè subito si ritrovi la strada giusta.

La fila è incessante, i ragazzi attendono il turno, poi quando arrivano lì, davanti al prete che li ascolta, si chiudono in una microscopica isola, in una seduta a due, incuranti del movimento che li circonda, della musica, delle sirene delle ambulanze. Teresa è accoccolata in uno spicchio d'ombra, ha 18 anni, due treccine sotto un cappello giallo-Papa con la visiera al contrario. "La confessione non è come pensate. Per me ad esempio è trovare qualcuno che mi dà retta, qualcuno che mi ascolta, mentre a casa, con i miei, ci diciamo, quando va bene, "ciao come stai...". Sì, certo, i dieci comandamenti sono ancora il riferimento, un ideale di purezza a cui chi ha fede cerca di avvicinarsi... Per˜ per me non è un peccato fare l'amore con il mio ragazzo, noi ci vorremmo sposare, l' ho anche raccontato in confessione e il prete non mi ha detto nulla, mi ha solo chiesto: "Teresa, cerca di essere consapevole..."".

Angela ha la testa sulla spalla di Francesco, lo stemma della diocesi arrotolato dietro la schiena. "Spesso entro nel confessionale quando ho bisogno dell'aiuto di un sacerdote per sentirmi più vicina a Dio. Non credo che ci siano delle cose proibite e delle cose lecite. Il sesso ad esempio. Credo che sia peccato quando si fa con un ragazzo che magari hai conosciuto due ore prima in discoteca, perchè questo è buttarsi via... Lo so, il Papa condanna i rapporti prematrimoniali, ma la mia preghiera è forte lo stesso, penso che essere cristiani sia anche seguire Gesù con libertà".

Cercano la fede eppure rivendicano il loro tempo e la loro età. Mistici e concreti. Collezionano gadget e sono pronti ad esaltarsi nei cori di "osanna" vere e prorie Ola al Signore. E il sacerdote-confessore oltre ad impartire l'assoluzione (che su molte facce riporta il sorriso) si trasforma in sciamano, in dottore delle anime. Francesco fa la guardia forestale, ha appena finito il servizio civile. "Per me essere cristiano è proteggere quello che mi circonda, dall'ambiente, al pianeta, alle persone che amo, ai poveri. Infrangere i dieci comandamenti è spendere troppo, è comprare i palloni cuciti dai bambini indiani, è buttare i soldi da Mc Donald's quando se mangio in casa quelle diecimila lire le posso dare ad un albanese o ad un extracomunitario che dorme per terra. Vado in discoteca, vado anche ai rave, e mi è capitato di cadere, di prendere droga ad esempio. Ne ho parlato in confessione e mi sono sentito accolto: nessuno mi giudicava per il mio comportamento, ma il "farsi male" è un insulto alla cosa più preziosa che abbiamo, cioè la vita...". "Io - aggiunge Angela, la più giovane del gruppo - so di essere nel peccato quando sono indifferente agli altri".

Il lavacro non finisce mai, saranno almeno trentamila i giovani che in questi giorni riusciranno a ricevere l'assoluzione. Padre Simone, diocesi di Novara, ha l'aria esausta ma ancora energica. "Non è il senso di colpa che oggi spinge un ragazzo cattolico alla confessione. E' piuttosto il bisogno di capire se si sta seguendo o meno la strada della fede. O l'esigenza di raccontare i propri problemi in famiglia, a scuola, nel lavoro, nell'amore. E la penitenza, sì, esiste ancora, ma io ad esempio non chiedo di recitare preghiere, ma invece di sforzarsi di correggere le cose in cui ci si sente vulnerabili".

Il Circo Massimo è una nuvola di incenso. I teen ager di Wojtyla continuano a raccontare il buio e la luce dei loro cuori. Duemila sacerdoti ripetono: Ti assolvo nel nome Dio...