Il Messaggero
Giovedì 17 Agosto 2000
Al Circo Massimo 2.000 sacerdoti si alternano sui 312 confessionali. L'entusiasmo: di un religioso: questa è una vera rivoluzione
Tra lacrime e sorrisi in migliaia alla prima giornata della festa del perdono
di MARIA LOMBARDI
ROMA - Volano via i peccati, nella polvere del Circo Massimo, e la preghiera di ringraziamento s'alza insieme al fumo dell'incenso. Sotto la croce di legno, al centro dell'arena, quattro bracieri consumano la polvere della resina che migliaia di ragazzi lasciano cadere a testa china. E' l'ultimo atto del sacramento della riconciliazione. Dopo aver aperto il proprio cuore ai sacerdoti, all'ombra dei tendoni bianchi, i pellegrini vengono accompagnati ai piedi del crocefisso e dicono grazie al Signore che li ha perdonati lanciando un pugno d'incenso nel fuoco. Qualcuno s'allontana in lacrime, tanto è stato doloroso e intenso questo cammino, altri sorridono di gioia, nonostante l'attesa sotto il sole delle due, "perché la nostra anima adesso è senza ombre", Ivan ventiduenne di Torino si pulisce sui jeans le mani sporche.
Ma cos'è peccato per chi ha vent'anni nel Duemila e in molti casi ha attraversato il mondo per essere qui, al Circo Massimo, a celebrare la festa del perdono? Di cosa si pentono, questi giovani della Gmg, inginocchiandosi sui 312 confessionali bianchi allineati uno accanto all'altro ai margini dell'arena? "Peccato è vivere da egoisti", è lapidario Paolo, 24 anni, di Treviso, che offre informazioni ai pellegrini giunti in via dei Cerchi. "Si chiede perdono per le presenze mancate, sia nella chiesa che al di fuori", aggiunge Ilaria, a Roma insieme al gruppo della "Gioventù francescana della Toscana". "Per l'essere stati sordi alle richieste degli altri", dice la sua amica Sara, "per aver pensato solo a se stessi", sostiene Marton Priztler, ungherese. Pecca "chi è troppo concentrato sulle proprie esigenze", è convinta Francesca di Civitavecchia, "chi non rispetta gli altri", annuisce Katherine Kousokovo, polacca, col foulard della Gmg in testa per difendersi dal sole, "chi è menefreghista e presentuoso", sorride Sim, di Boston, in canotta nera.
E bestemmiare, desiderare la donna gli altri, non andare a messa, sono per caso diventati peccatucci? "No, non è così - spiega Anna Conti, 27 anni, milanese - ma l'egoismo è una cattiva disposizione dell'animo. Chi vive mettendo i proprio bisogni davanti a tutto e per ottenere qualcosa non guarda in faccia nessuno è portato a commettere tanti altri peccati". Il sesso? Si fa e non se ne parla, almeno in confessione. Andrea ed Enza, ventenni d'Imperia, si baciano appassionatamente sugli spalti polverosi del Circo Massimo e che importa se gli altri intorno a loro stanno già intonando "Emmanuel", l'inno della Gmg, e mancano due minuti all'inizio della messa delle 16. "Ci siamo conosciuti lunedì - racconta Andrea mentre si bagna i capelli con l'acqua minerale - adesso siamo fidanzati, grazie al Giubileo. No, il sesso non ci fa sentire in colpa. Almeno quando c'è un rapporto d'amore". E in nome dei sentimenti, quasi tutti si assolvono senza bisogno di chiedere perdono. "L'amore non è mai peccato", e gli amici di Alessandra di Pescara la prendono in giro, "l'hai letto sui biglietti dei "Baci Perugina"?".
Ma ci sono anche, e non sono pochi, quelli che vivono fino in fondo l'essere credenti. "Sono fidanzata da un anno e mezzo, ma sono casta. Io e il mio ragazzo abbiamo fatto il voto. Faremo l'amore solo dopo il matrimonio", e insieme a Jessica Fiori, capogruppo, tutte le altre ragazze della "Gioventù Francescana" ammettono con orgoglio di essere vergini. "Sono andato a letto con tante ragazze - Paolo, 24 anni, racconta la sua conversione - ma non ho mai raggiunto l'intimità che ho con la mia attuale fidanzata con cui non faccio sesso. Ho smesso un anno e mezzo fa, non è stato facile, mi sono aiutato con gli esercizi spirituali". I gay, quelli che un mese fa affollavano la stessa arena? Per alcuni sono "lussuriosi esibizionisti", per altri "persone che hanno fatto una scelta diversa, da rispettare". Cambia la morale, cambiano i sensi di colpa (le giovani mamme-lavoratrici si tormentano per il poco tempo dedicato ai figli), ma la famiglia resta la famiglia e rispondere male ai genitori resta un peccato. "Un peccato giornaliero e perenne", a sentire Cosimo e Gaetano di Taranto, "una cosa di cui pentirsi", per Manuel Ferrera, 21 anni, portoghese. E se le bestemmie fanno ancora arrossire molti dei pellegrini che si confessano, Gabriel, diciottenne di Pisa, racconta come è riuscito a smettere: "prima ne dicevo in continuazione. Poi mi sono chiesto, a che serve? Da allora non bestemmio più".
Si parlano quasi tutte le lingue del mondo sotto i tredici tendoni, ciascuno dei quali ripara dal sole 24 confessionali disposti a semicerchio. Molte più delle 32 lingue previste. "Ci hanno chiesto anche di parlare in swaili", racconta don Luca Ferrari, responsabile del servizio confessioni. Dalle 7 della mattina fino a mezzanotte, ancora oggi e domani, duemila sacerdoti circa si alterneranno per ascoltare i pellegrini. "Siamo entusiasti, sta andando benissimo, contiamo di riuscire a confessare 25mila giovani in tutto", aggiunge don Luca che al Circo Massimo ha "rivoluzionato" il rito della confessione. "Solitamente il sacramento della riconcilazione è vissuto in una dimensione privata e il sacerdote è l'unica figura che media tra il fedele e Dio. In questa festa collettiva, invece, i ragazzi si fanno ministri insieme ai sacerdoti, accolgono i pellegrini, li ascoltano e li accompagnano in questo percorso alla fine del quale c'è una scelta". Dopo l'assoluzione, non si recita più "L'atto di dolore", "per i giovani non va bene", spiega don Luca, ma la "Preghiera del penitente".
Ai pellegrini che si avvicinano alle tende bianche, i ragazzi del servizio confessioni per prima cosa fanno leggere un passo del Vangelo secondo Marco. Racconta dell'incontro tra il ricco e Gesù. Il ricco chiede cosa deve fare per avere la vita eterna, Gesù "fissatolo, lo amò" e gli disse di dare tutti i suoi beni ai poveri e seguirlo. Ma il ricco non lo fece. "Ecco, i ragazzi alla fine del nostro percorso possono scegliere se accogliere Gesù o fare come il ricco, consapevoli però di quello sguardo".