Il Manifesto

17 Agosto 2000

Ordinati peccati di gioventù

Circo Massimo. I ragazzi e le ragazze si confessano a duemila sacerdoti. Tra lacrime, serialità e piccoli test

GIORGIO SALVETTI - ROMA

Incolonnati come militari dietro le loro bandiere, nelle loro divise, intonando i loro canti, i ragazzi, dopo essere stati accolti dal papa a San Giovanni in Laterano e a San Pietro, invadono pacificamente la spianata del Circo Massimo, in cui si svolge la tappa principale della loro "giornata penitenziale". Nei prossimi tre giorni, a turno, vi giungeranno tutti, gruppo dopo gruppo, secondo un ordine ben preciso. Prestabilito. Recita il breviario del pellegrino: "Appena terminata la celebrazione ogni gruppo dovrà lasciare il posto il più rapidamente possibile a quello successivo", in un susseguirsi interminabile di squadre di ogni provenienza. Fuori dal Circo Massimo sono allestiti i Gmg store, chioschi e banchetti in cui si vende ogni tipo di gadget religioso, bevande e altri generi di conforto. In mezzo alla strada sono accatastate migliaia di videocassette su cui campeggia la scritta "Gesù". In fondo c'è un pullmino della Telecom, da cui è possibile telefonare, e di fronte il punto di accoglienza dove gli infaticabili volontari, consapevoli dell'importanza del loro ruolo e vogliosi di onorare la "divisa" che portano, danno ogni tipo di informazioni: "Ci chiedono di tutto, anche dov'è il McDonald's più vicino", dice una ragazza di Modena.

Dopo essere stati accolti, i gruppi, sempre in bell'ordine, entrano nel Circo seguendo un fitto intreccio di percorsi transennati e vengono diretti verso il palco. Qui si celebrano quattro messe al giorno. Un altro percorso li porta verso i 300 confessionali, divisi in 24 tende, dove 2000 sacerdoti celebreranno il sacramento penitenziale in 35 lingue.

Può entrare solo chi è munito di pass. La zona dei confessionali è ulteriormente delimitata e controllata dagli instancabili volontari, "tutto viene fatto nel tentativo di proteggere il rito della confessione dalla confusione". Un sacerdote si sente disturbato dalla musica proveniente dal palco, molti ragazzi parlano al cellulare, altri bivaccano, eppure sotto le tende le confessioni continuano.

Prima di inginocchiarsi davanti al prete è possibile svolgere un "rito di preparazione", anch'esso tenuto dai volontari. Consiste nella lettura di alcuni passi del Vangelo contenuti nel breviario del pellegrino. La preparazione inizia con la lettura del brano del "Giovane ricco", che comprende le parole "fissatolo lo amò". Queste costituiscono lo slogan del rito della confessione e campeggiano scritte in tutte le lingue all'ingresso di ogni tenda. Segue un vero e proprio test per comprendere il proprio livello di fede: il pellegrino legge alcuni brani che fotografano i diversi gradi di fede possibili, disposti in ordine crescente fino a che non individua in quale delle situazioni proposte si riconosce. Il volontario, un ragazzo come tanti - scurissimi occhiali da sole - tenta di spiegare in modo più o meno confuso il senso di ciò che si sta facendo. Lui dice di essere a livello 4 su 5, e più precisamente alla "situazione" che viene raccontata nel capitoletto dal titolo "Và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli". Non si tratta di spiegare e di capire, ma di condividere e commuoversi. Al prete che gli sta accanto confida: "Hai visto? Quella signora dopo la confessione ha pianto...".

Uno dei sacerdoti va in pausa pranzo. E' contento: "Questa non è una confessione di massa - ci spiega - il rito mantiene una dimensione individuale. Sia per noi che per i giovani è una confessione particolare. Non ci dicono i soliti peccatucci, molti non si confessavano da anni e sono ben consapevoli delle cose che vanno male. Ma hanno molto entusiasmo e voglia di cambiare".

Sul grande palco che guarda il Palatino si sta svolgendo la messa, suggestiva, in più lingue e con canti che si alternano alle preghiere. Alcuni ragazzi la seguono, per altri fa troppo caldo e si accampano ai margini del Circo. Un gruppo con tanto di chitarra e violino canta Ligabue. Un volontario con i capelli da rasta dice di aver scelto questa pettinatura perchè gli stava bene e per una scommessa fatta con gli amici. Qualche giorno fa, in questa stessa spianata, i tecnici lavoravano per allestire il palco e le varie strutture che avrebbero permesso le celebrazioni, come fosse un concerto rock. Un tecnico del suono, preoccupato del caldo e della mancanza d'acqua, non si stupiva affatto di questa strana commistione: "Semo mercenari - ci raccontava - oggi lavoriamo per il papa, ieri per il Gay pride, l'altro ieri per il sindacato. Basta che alla fine qualcuno ci paghi". Tutto uguale a tutto, insomma: ma chi ha visto pubblico incolonnato e 300 ordinatissimi confessionali a un concerto rock, beh, scagli la prima...