Il Messaggero

14 Agosto 2000

A migliaia stanno arrivando i giovani pellegrini. Arruolati 2000 sacerdoti per la “Festa del Perdono” che inizierà mercoledì.

Tutti i peccati finiscono a Roma.

Domani via alle “Giornate”. Intorno al Circo Massimo montati 312 confessionali.

Maria Lombardi

Una distesa di croci scure che spiccano sul legno bianco: a guardarle da lontano, nel deserto del Circo Massimo, ricordano quasi un cimitero. Gli operai hanno appena finito di montare i trecentododici confessionali della festa del perdono. Sono disposti in semicerchio sotto i gazebo chiari, allineati a pochi centimetri l’uno dall’altro dalla parte opposta dal grande palco azzurro. Ogni tendone è indicato con un numero, ce ne sono tredici in tutto, e protegge dal sole ventiquattro confessionali. Accanto a ciascun gazebo un cartello azzurro, “Fissatolo lo amò”, scritto in tutte le lingue che si possono immaginare.

Su questi inginocchiatoi candidi, dal 16 al 18 agosto, chiederanno perdono dai duecento ai trecentomila pellegrini al giorno. Dalle sette di mattina a mezzanotte, duemila sacerdoti si alterneranno per ascoltare i ragazzi del Gmg in ben 32 lingue. Ogni due ore si riposeranno e verranno sostituiti. Sarà uno degli eventi più attesi della Giornata mondiale della gioventù, che domani alle 18, a San Giovanni, verrà ufficialmente aperta dal Papa. Una confessione di massa, forse la più grande che la Chiesa ricordi. I pellegrini si troveranno a parlare dei loro peccati gomito a gomito, non nella penombra e nel silenzio di una chiesa, ma nel frastuono e nella polvere del Circo Massimo.

Anche il palco con l’altare e la croce dorata è quasi pronto. Nell’arena dove gli antichi romani facevano correre le loro bighe e dove poco più di un mese fa sfilavano le bizzarre acconciature dei manifestanti del “Gay Pride”, in questi tre giorni di preghiera verranno celebrate quattro messe al giorno. Sono già stati montati i tendoni dei punti di ristoro e quelli che ospitano gli stand per la vendita dei gadget. “Speriamo proprio di non dover svolgere il nostro servizio qui. Non c’è un albero e col caldo che fa rischiamo di morire”. Guida alla mano, un gruppo di volontari di Fano sono al Circo Massimo per un sopralluogo. “Ci occuperemo di ristorazione – spiega Ilaria – e se ci manderanno qui, in otto ci toccherà di distribuire più di mille pasti. Una fatica bestiale”. Ma nonostante la stanchezza e il sudore, i ragazzi di Fano e tutti gli altri 25mila volontari della Gmg dovranno mostrarsi “gentili, pazienti, disponibili e sorridenti”, come gli è stato raccomandato. “Non dimentichiamo lo sguardo – aggiunge Federica – deve essere dolce e rassicurante. Una parola.”

Anche in piazza San Giovanni si lavora per completare il palco a forma di cupola. Nel pomeriggio, gli operai arrampicati su tubi metallici, vedono passare quasi quattromila scout, tutti volontari della Gmg, che salgono i gradini della cattedrale per assistere alla messa delle 18. “Non è un appuntamento giubilare – spiega un capo équipe di Palermo – abbiamo solo chiesto che venisse celebrata qui la messa della domenica”. Si ritroveranno il 17 a piazza del Popolo per lo spettacolo internazionale “Osare il futuro, ogni promessa, cancella il debito…”.

E già si incrociano, in piazza, i primi pellegrini: c’è un gruppo di ragazzi di Reggio Emilia con la tessera blu appuntata alla maglietta, alcuni giovanotti tedeschi, zaino e sandali, appena giunti da Amburgo. Una cinquantina di spagnoli col foulard giallo al collo, seguono, su via Sistina, una guida che sventola il cartello con i colori della Gmg. “Veniamo dall’Andalusia, siamo arrivati a Roma in pullman. Un viaggio interminabile – raccontano – c’abbiamo messo due giorni, la strada non finiva mai”. “Ma ne valeva la pena”, s’intromette sorridendo un ragazzo del gruppo.

Al check point di via Marsala, di fronte alla stazione Termini, i volontari incaricati di accogliere i pellegrini sono al primo giorno di lavoro. “Ne sono arrivati un bel po’ – spiegano – soprattutto francesi. Ma l’ondata di arrivi è attesa per domani (oggi per chi legge, ndr). A quelli che sono prenotati consegnamo il kit e i lasciapassare per le celebrazioni e li indirizziamo ai loro alloggi, a chi non ha prenotato procuriamo un posto dove dormire.”

Un gruppo di giovani messicane se ne stanno sdraiate per terra in un angolo accanto ai loro zaini, stanche e avvilite. “Siamo arrivate con un giorno di anticipo e adesso non sappiamo dove andare. Aspettiamo che ci trovino una sistemazione, almeno per questa notte”.