Avvenire
Sabato 12 Agosto 2000
Parla Bertolaso, vicecommissario governativo
"Grande lavoro di squadra che premia l'Italia intera"
"Tor Vergata è un'impresa senza eguali: resterà ai romani, come tante altre realizzazioni Esemplare il rapporto con il Vicariato"
Gianni Santamaria
Al nuovo aspetto di Roma dopo i lavori giubilari dà un voto felliniano: otto e mezzo. Ma non è un professore in vena di promozioni facili Guido Bertolaso, 50 anni, vicecommissario governativo per il Giubileo. Anzi, come il generale Morillon - il veterano della Bosnia che ha ricoperto il suo stesso ruolo per la Gmg del 1997 - è abituato alle durezze della "prima linea". Anche se è attualmente direttore generale del Servizio civile per gli obiettori di coscienza e il suo campo di battaglia oggi è stato soprattutto Tor Vergata. Le "stellette" Bertolaso se le è guadagnate dapprima come medico in molti Paesi in via di sviluppo. Poi alla cooperazione internazionale, all'Unicef e come direttore generale della Protezione civile.
Un bilancio ad oggi dell'organizzazione?
"Posso dire di non aver mai fatto un lavoro di squadra così. Con un' equipe piccolissima, ma splendida, composta da persone molto esperte e motivatissime. Per la Gmg di Parigi il governo francese allestì un team di circa 200 persone, diretto dal generale Morillon. Oggi, molto modestamente, sono io il Morillon della situazione. Ma con uno staff di 15 persone per un evento di dimensione doppia e tempi molto più ristretti. Anche alla luce dell'esperienza fatta il 1¡ maggio posso dire che è un'organizzazione molto minuziosa".
Quale la maggiore difficoltà superata?
"Tor Vergata. Con tutte le difficoltà burocratiche e amministrative italiane riuscire in un anno a coprire una gigantesca cava, eliminare 4-5 discariche, interrare due elettrodotti di tre chilometri ciascuno, far andare via gli abusivi, fare 25 chilometri di strade intorno - con tutti i vincoli archeologici - è stata un'impresa che non trova eguali. In confronto anche lavori come il sottopasso di Lungotevere in Sassia sono davvero nulla".
Com'è stata la collaborazione tra autorità civili e enti ecclesiali?
"C'è stato un rapporto di massima trasparenza e fiducia. Certo, come funzionario devo tutelare gli interessi dello Stato, ma non è difficile abbinare le due cose. Ad esempio, per i 5mila disabili che verranno c'erano difficoltà organizzative molto grosse. Circa un mese fa monsignor Parmeggiani (responsabile della pastorale giovanile per il Vicariato di Roma ndr) mi ha telefonato per sollecitare il problema. Pochi giorni prima c'era stata l'esperienza negativa agli Europei di Rotterdam. C'era, dunque, l'occasione di far vedere come l'Italia sappia essere molto pi civile di Paesi forse pi tradizionalmente all'avanguardia. Ci siamo affidati all'Unitalsi e abbiamo organizzato per i disabili un programma molto bello".
Spesso sono stati evidenziati i problemi procurati ai romani dai cantieri del Giubileo. Possiamo dire che è un dato fisiologico e che le opere realizzate serviranno a loro stessi in futuro?
"I disagi ci sono stati, certo, ma nel '98 e '99. I cantieri li abbiamo finiti tutti entro dicembre. E ogni volta che ne abbiamo messo in piedi uno, abbiamo cercato di lavorare di notte, mettere segnaletica, informare i cittadini. Insomma, di usare tutte le misure di prevenzione. I benefici poi sono tanti. Nuova viabilità per le auto, due nuove stazioni. Abbiamo migliorato pronto soccorso e rianimazione in 8 ospedali, rifatto tutti i ponti, le facciate di centinaia di palazzi, rimesso a posto le piazze vicino alle basiliche, aperto nuovi musei".
Oltre alle opere, resta anche un bagaglio di esperienza da usare in futuro?
"Ci hanno chiamato da Torino per le Olimpiadi invernali. Siamo un'unità operativa. Saranno i governanti a verificare e valutare questo bagaglio di esperienze per cercare di capire come metterlo a frutto".
Un sondaggio tra i turisti stranieri reso noto ieri e realizzato da Cirm e Fipe Confturismo dà all'Italia un voto lusinghiero: otto. Il giornale francese Le point dedica uno speciale di 58 pagine a "Roma, la bellissima". Lei che voto darebbe oggi alla Capitale?
"Otto e mezzo. La gente di tutto il mondo sa che c'è una Roma nuova e chi ci viene rimane molto colpito. Ne ho avuto testimonianza dai miei molti amici all'estero. A chi è stato qui 3-4 anni fa, e ora torna, si legge negli occhi la meraviglia. Da romano e da italiano sono orgoglioso di aver partecipato a quest'opera di riorganizzazione".