Avvenire

Sabato 12 Agosto 2000

Sepe: i raduni sono il frutto del rinnovamento della pastorale giovanile voluto da Giovanni Paolo II. Vedremo l'esplosione della speranza

"Dei ragazzi lo sguardo per illuminare di Cristo il nuovo millennio"

Mimmo Muolo

Roma. "Chi potrebbe immaginare un Giubileo senza giovani?". Questa volta monsignor Crescenzio Sepe non attende la domanda. La anticipa. La conferenza stampa di presentazione della Giornata mondiale della gioventù è terminata da pochi minuti e, mentre l'aula Giovanni Paolo II si svuota lentamente, il segretario generale del Giubileo inverte per un attimo le parti e sottolinea in questo modo lo stretto legame tra Gmg e Anno Santo.

Dunque, cosa sarebbe un Giubileo senza giovani?

"Sarebbe mutilato della speranza, chiuso negli orizzonti, privato di quell'essenziale sguardo al futuro che dà slancio ad ogni progetto".

Perciò si può dire che essi contribuiscono ad aumentare la nota della gioia, già connaturale al clima giubilare?

"Esatto. Senza i giovani non si fa molta strada. In ogni campo. E nella Chiesa essi hanno un posto speciale. Sono la "trasfigurazione" della speranza, la prima delle eredità che, sulla strada della salvezza, Cristo ha restituito all'umanità intera. Potremmo dire che proprio con la salvezza, Cristo ha reso di nuovo il "mondo giovane". I giovani sono dunque il simbolo di una vita nuova e rinnovata, ed è sul loro sfondo che il peccato mostra tutta la tristezza e il grigiore di qualcosa di vecchio e consumato".

Gmg e Giubileo. Si tratta quindi di qualcosa di più che una semplice coincidenza temporale.

"Sicuramente si tratta di una delle tante "prime volte" che contribuiscono a rendere ogni giorno più straordinario il Grande Giubileo dell'anno 2000. Ma tutto avviene attraverso la mano provvidenziale di un "grande regista" che riannoda e dà senso ad ogni trama. E allora non c'è da meravigliarsi se il cammino della Gmg, iniziato in pratica con il Giubileo straordinario della Redenzione, confluisce ora nel grande pellegrinaggio che da ogni parte del mondo rende memoria viva l'ineffabile evento della Incarnazione di Cristo. Del resto, come poteva il popolo della Gmg non essere oggi su questa strada? E come poteva il grande Giubileo dell'Anno 2000 non chiamare a raccolta con ogni Jobel dei tempi moderni l'entusiasmo, il coraggio e la speranza dei giovani?".

Proprio ripensando alla prima edizione e ai 15 anni trascorsi, si può tentare un bilancio?

"La Gmg non è un fatto episodico, ma il frutto di un consapevole rinnovamento della pastorale giovanile, promosso proprio da Giovanni Paolo II, per renderla più adatta ai linguaggi e alla realtà dei nostri giorni. L'unico progetto del Santo Padre riguardo ai giovani è infatti quello di renderli i santi del 2000. E noi vescovi condividiamo pienamente tale obiettivo. Ecco perchè la Gmg è preparata da tantissime iniziative a livello diocesano e parrocchiale e fornisce lo spunto, ogni volta, per sempre nuovi modi di proporre ai ragazzi la figura di Gesù".

Anche la Gmg ha richiesto grandi opere pubbliche, che però, come è successo per tutte le altre fin qui realizzate, rimarranno a servizio della città. Dunque il Giubileo si sta rivelando un vantaggio per Roma?

"Che il Giubileo sia un vantaggio per la città mi sembra un dato largamente riconosciuto. Ed è significativo che Roma nel suo complesso abbia assecondato al meglio - anche con il suo aspetto più gradevole ed ordinato - l'esigenza dei pellegrini di vivere serenamente l'evento giubilare".

Con la Gmg entriamo ormai nella seconda metà dell'Anno Santo.

"Penso che il Giubileo stia esprimendo pienamente il suo carattere di evento spirituale, con il porre in primo piano la preghiera e la carità. Tutto questo non avviene solo a Roma, ma anche in Terra Santa e nelle diocesi di ogni continente. Sicchè ogni giorno il Giubileo conferma il proprio carattere provvidenziale e la sua capacità di rispondere alle grandi attese e speranze dell'umanità contemporanea".

L'onda dell'entusiasmo giovanile in che modo si proietterà sui prossimi mesi?

"Il Giubileo continua e non cambia passo. Basta dare uno sguardo al calendario degli eventi per rendersene conto. I giovani sono chiamati a fare l'andatura: appartiene a loro lo sguardo più profondo per illuminare di Cristo il nuovo millennio che viene".