Avvenire
Sabato 12 Agosto 2000
Stafford e Ruini hanno illustrato il senso spirituale della Giornata Mondiale
"Davanti a Cristo i giovani cercano il perché della vita"
Salvatore Mazza
ROMA. Un'occasione che "non ha altro scopo se non quello di porre i giovani dinanzi alla presenza di Cristo". La stessa "novità di vita" sperimentata "dagli apostoli e dai primi discepoli duemila anni fa". Una proposta rivolta ai giovani pellegrini che oggi si sono posti in cammino "per cercare risposte vere e sincere alle loro domande sulla vita, sulla fede in Dio e in Gesù Cristo, sulle grandi sfide dei nostri tempi, che il coinvolgimento nei rispettivi paesi".
Sono stati ieri mattina i cardinali James Francis Stafford, presidente del Pontificio consiglio per i laici, e Camillo Ruini, vicario di Roma e presidente della Conferenza episcopale italiana, a delineare il senso della XV Giornata mondiale della gioventù, "evento nell'evento" di quest'anno giubilare, in programma la settimana prossima. In un'affollata conferenza stampa, alla quale hanno preso parte anche monsignor Crescenzio Sepe, segretario generale del Comitato per il Giubileo, monsignor Cesare Nosiglia, presidente del Comitato italiano per la Gmg, e Gianluigi De Paolo, della segreteria dello stesso Comitato, i due porporati si sono soffermati sul significato dell'ormai prossimo appuntamento.
"L' afflusso di tanti giovani pellegrini nella Città eterna - ha spiegato Stafford - è la risposta concreta alle parole che Giovanni Paolo II indirizzava ai giovani già all'inizio del suo pontificato: "Voi siete la speranza del mondo e della Chiesa. Voi siete la mia speranza". Parole cui hanno dato contenuto fecondo l'istituzionalizzazione nella Chiesa delle Giornate Mondiali della Gioventù e il fitto tessuto di incontri che Giovanni Paolo II ha avuto con i giovani nel corso dei suoi viaggi apostolici di pellegrino delle nazioni".
Ruini, dopo aver tracciato l'identikit dei romei, ha invitato a riflettere su che cosa spinga tanti ragazzi alla Gmg.
"Certamente - ha osservato - l'appello del Papa, la sua testimonianza personale, il carisma unico di santità, di amicizia e di comprensione profonda che egli esprime verso tutti i giovani. Ma, anche attraverso il Pontefice, si fa luce il fascino forte, discreto, ma decisivo, della verità di Cristo e del suo Vangelo. Malgrado le difficoltà che incontrano nell'accogliere fino in fondo il Vangelo e le sue conseguenze anche morali, essi sentono che là c'è la verità sulla vita, sull'amore, sulla libertà e sul futuro. C'è una profonda sintonia e intesa reale tra le attese dei giovani e il Vangelo, perché solo in Gesù Cristo il giovane trova le autentiche risposte che cerca su se stesso e su quanto gli sta più a cuore".
Ruini ha sottolineato come "il passaggio dei giovani nelle Diocesi italiane rappresenta un momento assai significativo che predispone i pellegrini a celebrare con frutto le giornate romane". Quanto a Roma, è "un'esperienza unica e irripetibile quella che la città può offrire ai giovani, con la sua storia, le sue memorie tuttora vive, le sue parrocchie che li accolgono, il suo fascino profondo che esalta il suo significato e la sua missione di fraternità universale tra i popoli".