"Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (2Cor 5,20b).
Quando esercito il mio ministero nel sacramento della riconciliazione, mi sento chiamato a vivere il mio servizio come momento di grazia, di crescita nell'Amore e nella misericordia di Dio. Attribuisco quindi una fondamentale importanza alla mia personale preparazione nella preghiera e nella comunione con Dio.

"Vi darò pastori secondo il mio cuore" (Ger 3,15).
In ogni confessione cerco di accogliere il penitente con gesti e parole che parlino dell'amore del cuore del Signore. Questa accoglienza è importante per creare un clima sereno che renda capace di vivere e far proprio uno straordinario evento di grazia.

"Fissatolo, lo amò" (Mc 10,21).
So che durante il rito del sacramento il mio sguardo di sacerdote dovrebbe essere immagine dello sguardo di Gesù sul giovane ricco. Non solo uno sguardo libero da ogni pregiudizio, ma lo sguardo di chi si fa carico delle fatiche e dei pesi altrui, come dei desideri e delle gioie. Uno sguardo pieno d'amore, pieno di interesse per la vita di chi mi sta di fronte, di premura e di ricerca della sua salvezza e della sua gioia.
È una gioia indescrivibile quando, al momento della assoluzione, l'azione dello Spirito Santo dona la remissione dei peccati, ponendo il penitente in stretto rapporto col mistero pasquale del Cristo; è la meraviglia del dono di una vita nuova e di una ritrovata comunione nella Chiesa.


Don Giuseppe Iotti